momenti

il Mio Grande oggi avrà la pagella. la prima del liceo. e avrà una grossa delusione, perchè il Compagno di Banco, quello che è con lui dalla prima elementare, oggi molla. ha paura di non farcela, ha scelto – dice – una scuola troppo difficile per lui. hanno passato due giorni a discutere, a litigare, anche, perchè il Mio Grande non lo accettava, gli diceva che, se i prof. son positivi, se i voti hanno cominciato a salire, allora non si molla, allora ce la fai. continueranno a volersi bene, sono sicura, ma è dura accettare le sconfitte degli altri.

anche il Suo Grande oggi avrà la pagella. e suo padre comincia ad arrendersi all’idea che sarà bocciato. in seconda media. e qui quella che si incazza sono io, perchè farei la guerra, perchè Emo non accetta le ripetizioni, e ci si trova che quel poveretto studia come un ebete tre giorni e poi non studia più niente per altri dieci. e si va dal 7, se viene interrogato in quei tre giorni, al 2, se capita negli altri, che pare il monitoraggio delle contrazioni.

poi ci sono i due piccoli, il Mio e la Sua, che non capiscono perchè ci sia tutta quest’aria di guerra, che, per loro, la pagella è comunque un momento di festa, beate elementari.

insomma, uffa.

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23 thoughts on “momenti

  1. Ciao,
    Mi dispiace per l’amico del tuo Grande. hai ragione quando dici che le sconfitte degli altri sono dure da accettare, specie se si è molto amici. Ma proprio per questo il legame non si allenterà. Magari “molla” perché qualcuno gli fa notare le sue insicurezze. O solo ha paura delle conseguenze di una “non riuscita”. Se veramente i prof. sono positivi è un vero peccato che lasci perdere.
    Sul secondo “caso” sono d’accordo con te. Se studia riesce, è solo una questione di metodo (nel senso più ampio del termine). E far passare le ripetizioni sotto mentite spoglie (ovvero trovare un ragazzo all’ultimo anno di liceo o roba del genere, senza per forza cercare una persona più adulta, un prof – poi alla madre si racconta qualche altra cosa). Se fa sport magari si può spacciare il ragazzo per un “collega” sportivo, di un’altra squadra o robe simili:-). Perdere un anno perché qualcuno si incapponisce e non accetta le ripetizioni…capirei se fosse proprio una “capatosta” ma non sembra.

    Scusa per il lenzuolo:-)) Poi tanto torno nel silenzio;-))

    Simona

    • che scusa, anzi! il problema è che lei non accetta che lui non sia in grado di studiare da solo. le ripetizioni le paga Lui, ma lei non vuole. dice che il figlio non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. l’abbandona, come ha sempre fatto. come massimo segno di rigore, gli ha tolto il calcio (ci andava due volte la settimana, un’ora, non è che avesse chissà che impegni, povero), ma lo lascia da solo tutto il pomeriggio. e lui, brutto demente (detto con affetto), accende la tv per farsi compagnia… già. e si perde a guardare di tutto finchè non arriva l’ora di cena.

      • Che un ragazzino di 12 anni non abbia bisogno dell’aiuto di nessuno, in nessun caso, mi sembra eccessivo. Che poi lui sia come hai scritto tu con affetto….credo che si renda ben conto che a sua mamma interessa il giusto, quindi perché crearsi dei problemi. Non tutti a 12 anni hanno la maturità per capire che gli unici che ci rimettono in queste situazioni sono loro stessi……
        Magari lo scossone di perdere un anno può servire. Non so che dire:-)

      • Speriamo. Sua mamma è stata bocciata alle superiori e considera la bocciatura una cosa “normale”. Spero che, se succederà, il Suo Grande scopra un ego che lo aiuti a non voler essere sempre l’ultimo…

  2. Io mi accorgo che il tempo delle pagelle non l’ho mai vissuto dall’altra parte della barricata, e forse, a leggerti, mi dico che dovrei almeno pensarci, a cosa accade, emotivamente, dall’altra parte.

    • sì, forse sì. ad onor del vero, però, bisogna dire che i prof del Mio Grande (e di Compagno di Banco, quindi) non sono degli stronzi: pare che spronino i ragazzi a non mollare, che cerchino di supportarli (oltre che sopportarli) e di rassicurarli sulle loro capacità. insomma, diciamo che qualcuno di loro.. beh, non mi meraviglierei di leggerlo in qualche blog che conosco.

  3. Se l’amico di tuo figlio pensa che la scelta fatta non sia quella giusta per lui, allora fa bene a cambiare, specie in prima, specie se magari, capita spesso, la scelta iniziale è stata fatta anche in nome e per conto della loro amicizia. Ma deve cambiare se non gli piace, indipendentemente dai voti. Cioè in qualche modo bisognerebbe provare a capire se i brutti voti sono perché non studia perché è nella fase sbucciona o perché non studia perché sono materie che proprio non gli piacciono. Nel primo caso non ha senso cambiare, le difficoltà si riproporranno pari pari: ha senso restare, provarci, mettersi sotto e vedere come va. Di fronte alla scelta giusta, anche bocciare non è la morte di nessuno. Nel secondo caso, meglio approfittare delle passerelle da un indirizzo di scuola a un altro e cambiare.
    Per quanto riguarda il Suo Grande, invece, vado contro corrente: specie se dici che è un fancazzista, e che guarda la TV, non si vede proprio perché debba andare a ripetizione, che sono, e devono essere, un privilegio dato dalla famiglia quando il ragazzo ha fatto tutto il possibile per impegnarsi e davvero, per motivi seri, è rimasto indietro. Oppure è rimasto indietro per motivi scemi, ma ha seriamente intenzione di mettersi sotto. Altrimenti le ripetizioni diventano solo una scusa per stare ancora meno attenti in classe, oppure si trasformano in una specie di precettore old style. Lo so che sembra poco comprensivo, quello che dico, ma parlo per una esperienza che oramai è ultra-decennale: le ripetizioni date a chi, senza, guarda la TV, per quello che ho visto io non hanno mai risolto nulla, ma hanno anzi portato a una esasperazione del disinteresse e della deresponsabilizzazione.

    • per il Suo Grande, son perplessa. non per quello che dici (che condivido quasi in toto), ma per quello che succede. è un immaturo. più che qualcuno che gli faccia ripetizione, avrebbe – secondo me – bisogno di qualcuno che stesse lì col fucile puntato. ma, forse, è una deresponsabilizzazione anche questa…
      quanto a Compagno di Banco, la scuola gli piace, gli piacciono le materie: passerà alla versione “soft” (scuola privata nota per avere studenti scemotti ma ben paganti, quella dove vai se ti bocciano e mammina vuole che tu faccia due anni in uno in scioltezza, per dire). studia, davvero. solo, se si fermassero i giochi ora, avrebbe tre materie insufficienti. col 5. ma, se pensi che, in questo quadrimestre, la sufficienza nelle verifiche era con l’80% fatto giusto, che, da quel che dicono i prof, poi si ridimensionano anche i voti, che, ultimamente, anche i suoi voti son migliorati… non so, mi sembra davvero uno spreco. la mamma dice che ha paura. che è passato dalla media dell’8 alle medie a questi risultati e che ha paura di non farcela. però, davvero, è un peccato… la mamma non è d’accordo, ma il papà dice che è meglio così, piuttosto che si blocchi e non vada più avanti. pare che l’ansia fosse arrivata al punto da svegliarlo di notte… boh. peccato. peccato davvero…

  4. (La sufficienza con l’80% non la capisco troppo, e neanche il ridimensionamento, perché il rischio è che, appunto, qualcuno molli e basta).
    Sulle ripetizioni, sono abbastanza d’accordo con la ‘povna. Capisco che non tutti i ragazzini sono responsabili, anche in casa ne ho una che altro che fucile puntato, ma finché non arrivano a convincersi a metterci un po’ d’impegno non se ne esce. Il fatto è che molto passa per l’autorevolezza dei genitori, e se è la mamma che per prima non ci crede e lo lascia solo, non è un gran segnale. Poi non so, viste da dentro le cose sono sempre diverse da come possono sembrare da fuori.

  5. Ma la bocciatura è una cosa “normale”; specie se scritto tra virgolette! Non dico che sia una panacea, né auspicabile, ci mancherebbe. Ma solo in Italia abbiamo questa mistica del perdere l’anno di scuola dell’obbligo (scolastico o formativo) salvo poi tenerli in casa a perdere vita, senza virgolette, fino a 30 anni. Le ripetizioni, lo dice il nome, implicano un ripetere. Qui invece il virgulto deve imparare a petere, almeno la prima volta, ciò che desidera. Se no non se ne esce, io credo.

    • Beh, normale no. Può succedere, son d’accordo, ma normale è – lo dice la parola – la regola. Che poi non sia un dramma, ok, ma normale no, ‘po’, andiamo. Non ha problemi di apprendimento o di salute. A parlar con lui, non emerge nessun tipo di “turba”. Non gli interessa studiare, non crede di averne bisogno, si annoia. Forse gli farebbe bene ripetere l’anno? Forse. Credo, però, che sarebbe più utilr obbligarlo a fare quel che deve. Si chiama scuola dell’obbligo, no? Ecco: allora, porcaccio il cane, se sei obbligato ad andarci, applicati. Il fucile puntato.

      • Ho detto “normale” tra virgolette, citami correttamente. E poi, sì, la norma può essere la necessità di ripetere (non perdere) ciò che non si sa fare. Non è un dramma e in molti altri paese, diviso per materie e non per classe, è normale, senza virgolette. Ciò detto, la questione non è il fucile puntato, ma le ripetizioni, che sono secondo me un’altra cosa. Poi ovviamente ogni storia fa storia a sé, e altrettanto ovviamente voi conoscete la situazione specifica meglio di me, che non ne so una beata mazza e per forza di cose sposto il caso particolare su elementi generali.

      • Insisto nel non riuscire a considerare “normale” quello che succede in pochi casi… accettabile, giusto, ma non “regolare”, con o senza virgolette… ma è una questione di lana caprina, lo so. Sulle ripetizioni, sono io imprecisa: non ne ho mai fatte e probabilmente parlo a cacchio: quello di cui avrebbe bisogno, secondo me, è qualcuno che gli si sedesse accanto e controllasse che studi. O che lo aiuti a capire. Forse, ripetizioni non è il termine esatto. Ma temo che il problema non si porrà..

      • No, no, avevo capito. Quello che io dico è che non trovo giusto (pur se sono stata molto grata di averlo potuto fare a 17 anni per una bimba di II media, cui feci da precettrice, con ciò procurandomi il mio primo stipendiuccio mensile) che un ragazzino di 12 anni che è pigro abbia qualcuno pagato per stargli dietro. La stessa Sofia, la mia ripetenda, anni dopo, al liceo è tonfata miserevolmente, quando, io ad Hogwarts, lei incapace di studiare se non con qualcuno a pagamento dietro, a Liceo si è accorta che il precettore non poteva sostituire la testa accesa e la volontà.

      • Sì, capisco… ma allora? Che si può fare? Ai miei l’hanno insegnato le maestre, a studiare. Lui viene da una scuola Montessori, niente compiti a casa per 5 anni. Forse non lo sa fare (ha avuto la lettera in 4 materie tutte di solo studio), forse è un cazzone. Vorrei solo sapere come aiutarlo. O prenderlo a calci in culo, forse.

  6. Beate elementari, io mi pregusto la prima pagella di mio figlio, fra due settimane: non credo sarà brillante come in fondo al cuore un po’ sogno (che mi dicano: signora, ma lei ha generato un genio!), ma umanizzerò un poco il mio piccolo nerd per togliermi l’idea sottile che debba per forza andare benissimo e che quindi la sua realizzazione sia tutta nella scuola, cosa che fecero i miei con me. Insomma, che se fa il cazzone un poco e però mi vive felice, è meglio.

  7. sull’amico del Grande: troppe aspettative (sue? della famiglia?). tre materie col 5 al primo quadrimestre di un liceo sono la normalità.
    sul suoPiccolo: secondo me la guerra da fare con Emo non è sulle ripetizioni, ma sul fare la madre.

  8. Butto i miei due cent: passati i dodici anni la famiglia può pochissimo. Si possono fare quelle cose formali tipo togliere il cellulare e internet, e poco altro. Le ripetizioni, come ha scritto povna, servono se uno è intenzionato a cavarne frutto. Arrivati alla seconda media, i ragazzi scoprono di avere il libero arbitrio E LO USANO. Il processo deve partire da lui, questo è un fatto non aggirabile. Il mondo è pieno di ragazzi con genitori scioperatissimi che studiano perché sì, e di ragazzi con genitori impeccabili che non studiano perché no. Ripetere non è una tragedia, nemmeno in seconda media, ma perdi la classe. A lui la classe piace o no? Direi di no, se passa i pomeriggi a guardare la TV invece di stare con loro, al limite anche a studiare.
    Non ci avrà una leggera depressione latente?

    • Non so. Coi ragazzini depressi ci lavoro – non mi pare. Mi pare solo svogliato. La classe gli piace, ma è, come tutti i ragazzini, “intoccabile”: a lui le cose negative non possono succedere. È vero che i genitori contano relativamente, ma qualcosa possono fare: quando la fase cazzona (non a questi livelli) l’hanno passata il Mio Grande e i suoi due amici del cuore, noi mamme siamo sclerate: mi sembrava di essere tornata alle elementari: tornavo dal lavoro e lo interrogavo. Hai studiato? Bon. Non sai una beata? Salti allenamento o non esci coi tuoi amici finché non hai fatto il tuo dovere. Abbiamo esagerato? Boh. Forse. Ma, pur di sopravvivere, studiavano. Poi è passata la fase e loro hanno continuato a studiare. So benissimo che anche loro hanno i momenti di fancazzismo, ma credo che sia giusto che imparino che le loro azioni hanno delle conseguenze. Se le conseguenze sono il cellu nuovo o la vacanza in Inghilterra… beh, forse cazzeggerei anch’io…
      Belli i tuoi due cent: passa più spesso a buttarli 😉

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