la Giuliana e gli appunti di storia

mi ricordo che stavo mangiando il caffè latte col pan biscotto… guarda te, che cose ti ricordi… il mio papà ascoltava il giornale radio: hanno detto “longarone non c’è più”.

longarone non c’è più. hanno detto così? cazzo. cos’hai pensato?

che la Giuliana abitava lì. studiava qui, con me. viveva in collegio dalle suore, ma era tornata a casa perchè stava male. le avevo mandato gli appunti di storia il giorno prima, con sua sorella grande, che tornava a longarone in treno. ho pensato solo questo: la Giuliana – i miei appunti.

non l’hanno più ritrovata. lei e molti altri.

cinquant’anni fa, a quest’ora, il mondo scopriva che longarone non c’era più. il mondo e noi veneti, parte dei quali avevano amici e parenti lì. ieri sera ho fatto vedere al Mio Grande il film Vajont – la diga del disonore. un pugno nello stomaco (pure lui, adolescente anaconda in fase cretina, mi si è raggomitolato contro, sul divano), ma credo fosse giusto. la natura è crudele, è vero, ma ‘sta volta la natura non c’entrava niente: è stata l’ingordigia, la superficialità, l’ipertrofia dell’ego di certi personaggi a cancellare 2105 persone dalla faccia della terra. e io credo che gli adulti del futuro debbano sapere, ricordare. e debbano anche vergognarsi un po’, quando i titoli di coda ricordano che i colpevoli di tutto questo si son fatti un anno di carcere e bona lì.

guardatelo, se non l’avete visto. (peccato solo che Tina Merlin parlasse in romano).

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6 thoughts on “la Giuliana e gli appunti di storia

  1. A volte penso che ci dovrebbe essere un altro modo per scrivere il numero delle persone che non ci sono più, perché 2105 è una cosa che fa spavento. Farebbe spavento anche solo 1, uno come la Giuliana con gli appunti di storia.

  2. Purtroppo il video è stato disattivato. Ricordo di aver letto un racconto sul Vajont nel sussidiario delle elementari. Ero piccola e non mi rendevo conto di quando fosse successo quel dramma, ne’ della sua portata. Sembrava un racconto. Si narrava la storia di un bambino che aveva mandato la sua giacca ad un altro bambino sopravvissuto alla tragedia. La madre l’aveva rimproverato, perchè pensava che l’avesse persa, invece lui aveva compiuto un gesto generoso e silenzioso. Eppure quel nome non l’ho più dimenticato e solo più tardi ho scoperto cosa fosse successo veramente. La storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli stessi errori, ma purtroppo ci rendiamo conto che l’uomo non è mai cambiato, conservando la sua ingordigia e la sete di potere. Speriamo veramente che un fatto simile non succeda mai più.

  3. Anni fa ho passato serate intere a guardare su un dvd lo spettacolo di Paolini sul Vajont, volevo proprio sentire bene cosa era successo perché mi sembrava una mostruosità tale da diventare incomprensibile. Aspetto che il mio grande sia sufficientemente grande da poter guardare e capire senza farsi schiacciare, ma non mancherò. Un abbraccio alla ragazzina, ho letto nei commenti che va meglio e ne sono davvero sollevata. Ciao, V.

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