dovere di cronaca

la Canterina ha iniziato la scuola elementare. ha una dolcissima maestra e un’altrettanto dolce insegnante di sostegno, che l’affianca per tutto il giorno. no, per darvi idea della gravità del suo handicap. la Canterina è bella, molto: è di quelle bambine che attirano l’attenzione, con un viso da pubblicità e lo sguardo sognante. peccato che sia sognante perchè così lo rende l’autismo.

quando a scuola ci andavo io, capitò in classe con me un ragazzo autistico. era enorme – ricordo che la sua stazza fu la prima cosa a colpirmi. quando si arrabbiava, faceva paura: non perchè riversasse la sua rabbia contro di noi (che ci fossimo o meno, in quei momenti, per lui non era importante), ma perchè era così grande, così forte che avevamo paura si facesse del male sbattendo da qualche parte. Lupo, si chiamava Lupo. condividere con lui 8 anni sui banchi di scuola ci ha dato tanto – siamo in molti, ancora adesso, a cercare il modo di andare a trovarlo, a distanza di tanto.

ecco.

in questi giorni, in rete, gira la notizia di una banda di stronzi che han tolto i figli da scuola perchè in classe avevano un compagno autistico. gli auguri che ho mandato a questi geni ve li risparmio, ma, se ne andasse a segno anche solo uno, sarei felice. davvero. il motivo per cui ho scritto di Canterina (che di autismo a solo dei tratti, ma che son tratti pesanti), è perchè in italia, nel mondo, non sono tutti stronzi come quei genitori: Canterina è stata accolta dai suoi compagni con affetto, con dolcezza, con un calore che riesce a farla riemergere dal suo mondo, spesso. quando arriva, ci sono sempre due amichette ad accoglierla: la prendono per mano e a me non resta che seguirla con la sua cartella in spalla, perchè altro ruolo, a quel punto, non ho. all’uscita, c’è sempre qualcuno che la chiama per salutarla, per darle un bacio. e lei, anche lì, esce dal suo mondo, guarda l’amichetto di turno, a volte sorride. l’affetto dei coetanei, la loro partecipazione, il lavoro paziente delle maestre sono una manna per i bambini come lei: l’autismo è una bestia brutta: non fa del male a loro, ma li toglie a noi: tutto quello che porta i nostri bambini ad interagire con il mondo reale è un regalo, un regalo enorme.

di nuovo, ecco.

ho scritto per ringraziare tutti quei bambini che prendono per mano, quegli insegnanti che non si arrendono, quei bidelli che accolgono con un sorriso, quei baristi che imparano che ti piace il succo di albicocca anche se tu lo dici una volta su mille e anche quei genitori che hanno capito che un bambino speciale è una ricchezza, non un freno.

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8 thoughts on “dovere di cronaca

  1. Io avevo letto la notizia ma parlava di un bimbo down, la sostanza però non cambia affatto. Canterina è fortunata ma dovrebbero esserlo tutti i bambini, inclusi quelli presunti “sani” perché gli handicap a volte sono invisibili e sono fatti del poco amore che si percepisce in casa e dei mancati sorrisi di chi non ti dedica spazio nel suo cuore. Auguri!

  2. confermo che il bimbo è autistico ( quello della vicenda) e mi reputo fortunata perchè mio figlio di nove anni che lo è ha dei compagni come Canterina…bello anche lui da pibblicità e la frase piu stupida che sento sempre è ” ma non è possibile! E’ cosi bello”, come se disabilità fosse sinonimo di bruttezza, di orrore o altro. un grazie a tutti i compagni diu mio figlio che lo amano e lo adorano e gli stanno vicino ogni giorno…

  3. Un bellissimo post che dà speranza a tutti quei genitori che fanno di tutto per vedere i loro figli autistici inseriti nella società e felici. Un bimbo autistico è chiuso nel suo mondo, ma non fa male a nessuno, non è di cattivo esempio per nessuno, ha soltanto bisogno di sentirsi amato ed accettato. I genitori che hanno tolto i loro figli da quella scuola sono dei grandissimi ignoranti e quel bimbo non ha perso niente. Meglio per lui non avere a che fare con i figli di quelle persone così prevenute, egoiste ed ignoranti. Sono molto felice per la tua bellissima Canterina. Un abbraccio a tutte e due!

  4. Lo sai, perché conosci Ingrid (a parole) da quando conosci me. Due settimane fa abbiamo visto i suoi genitori (per un pomeriggio come i vecchi tempi quando invece di 10 insieme facevamo la metà…) e quella bambina che ho visto per la prima volta avvolta da una pancia, durante una serata di fine estate…quella bambina che ho rivisto tante volte in seguito, si è trasformata. Era in una lattina di vetro, da piccina, e adesso con i suoi 13 anni oltre a frequentare la scuola per i ragazzini della sua età, due volte a settimana lavora in biblioteca.
    Non sarà mai un chirurgo, ma è felice, ha superato tante cose, col tempo, col sudore (anche fisico dei suoi: non mi dimenticherò mai quando sua mamma la costringeva a guardarla negli occhi) con l’amore. Quell’amore che oltre ai genitori tanti bambini (e non solo i fratelli) le hanno saputo dare.
    Perché i bambini (grazie Olivier) sorprendono, vedono le differenze ma le superano con una semplicità talmente intelligente che fa davvero invidia. Sono i grandi che li cambiano, spessissimo.

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