ma mi ami? ma quanto mi ami?

quando ti separi senza aver già il rimpiazzo pronto, ti trovi sola. ma così tanto sola che dire sola è riduttivo. se poi il tuo simpatico marito ha raccontato in giro su di te amenità che ti fan sembrare zoccola incosciente, il vuoto intorno a te si fa pneumatico. ti restano gli amici veri, sì, per carità, ma, se ti separi un bel tot di anni dopo il matrimonio, gli amici veri saranno accasati pure loro. e uscire con una coppia che, tutto sommato, ancora si ama, ti fa venire un magone tale che non ci esci proprio. e resti sola, appunto. sola coi tuoi figli, coi tuoi ricordi, coi tuoi rimpianti. sola con un esubero di lacrime che lasci scorrere solo sotto la doccia, perchè i tuoi figli non ti vedano piangere. se prima la vita ti sembrava difficile, ti ritrovi a pensare che sia proprio impossibile e a volte pensi che quello che ti tiene ancora attaccata a terra siano soltanto i tuoi figli e le parole d’affetto di quella sorella che vive troppo lontano per starti fisicamente vicino. lasci che il dolore ti attraversi solo perchè non hai più la forza di lottarci. la tua vita è in discesa – e tu scendi. scendi ogni giorno di più e, quando pensi che più di così non sia possibile, scendi ancora. fino a quando, un giorno. scopri che sì, sei arrivata al fondo – e da lì si può solo risalire.

e risali. risali scoprendo di aver trovato delle risorse, in te, che non avresti mai creduto possibili. risali sentendoti forte, con la forza di chi sa che si sopravvive. risali capendo che ci sono solo due cose che contano veramente nella vita: la prima sono i tuoi figli, la seconda sei tu. e capisci che è solo per queste due cose che vale la pena lottare. trovi il tuo equilibrio con la vita basandoti su un solo pensiero: i miei figli ed io siamo il centro dell’universo.

un po’ alla volta, smetti di star male. riesci a pensare al tuo matrimonio archiviando il dolore come cosa passata, ricordando, invece, i momenti belli, arrivando a dire: non tornerei indietro, ma, nonostante tutto, anche sapendo come andrà a finire, lo rifarei per quei momenti.

può essere che, in mezzo a tutta quella solitudine, tu abbia anche incrociato qualcuno. sono state storie sbagliate, o storie che avrebbero potuto essere giuste in un altro momento, ma, comunque sia, ti hanno lasciato qualcosa. fosse anche solo la consapevolezza di esserne uscita senza tutto il dolore che hai provato quando è finito il tuo matrimonio.

e cresci.

poi, un giorno, quando hai capito di star bene da sola, coi tuoi figli, i tuoi animali, gli amici, arriva un uomo. Lui, per me, che, magari, è pure quello giusto.

qualche sera fa, forse esasperato dal mio continuo buttare in vacca il suo romanticismo, mi ha detto che mi ama e che ha disperatamente bisogno di me.

la mia risposta lo ha sconcertato.

perchè gli ho detto che lo amo, sì, sono certa di amarlo, ma sono anche certa di non aver bisogno di lui (tantomeno disperatamente). gli ho detto che sto bene quando sono vicino a lui, molto, ma che sto bene anche quando lui non c’è. il che non vuol dire non amarlo, ma, secondo me, amarlo in modo più consapevole: è l’amore di una persona che ha trovato il suo equilibrio senza un uomo e che ora ha scoperto che la vita con lui è più bella, più luminosa, ma non è la sola possibile. soffrirei, se finisse. ma non mi struggo di dolore quando Lui non è vicino a me.

è tanto brutta ‘sta cosa?

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33 thoughts on “ma mi ami? ma quanto mi ami?

  1. È tanto vera sta cosa, ma vale solo per le donne e non son certa che ci siano uomini pronti ad ascoltare tanta verità tutta in una volta…

      • Io son certa che capirà ma per digerirlo magari ci va un attimo.
        Di tutti i divorziati che conosco (un bel numero direi) metà (quelli feriti) son diventati teste di minchia wannabe-sciupafemmine, l’altra metà (quelli guariti) son pronti a mettersi in gioco nuovamente, con tutte le scarpe. Di veri “indipendenti” non ne conosco manco mezzo. Ma non ne conosco nemmeno mezzo a cui siano stati affidati i figli e che abbiano quindi lottato per ritrovare un equilibrio, nel quotidiano, il più in fretta possibile

  2. No, io penso che valga anche per gli uomini, ma forse vale solo per chi ha fatto tutta quella discesa e tutta quella salita (mi includo) chi non l’ha fatta non sa, e parla di bisogno disperato

  3. Non lo so mica se è una cosa da uomini o da donne 🙂 Però sono d’accordo che è questione di discese e di risalite, e a volte anche chi ha sofferto non ha fatto tutto il percorso. Pazienza, se anche lui ti ama credo che lo capirà. In ogni caso, prima o poi bisogna pur provare a parlare senza filtri 😉

  4. E’ quella canzone lì, La cura, a essere sbagliata e paternalista. Quando si è capito, questo, nell’educazione sentimentale, si è capito tutto. Al di qua o al di là di discese ardite e risalite.

  5. E’ vero, e bello. Ed è vero e bello che una persona dice che ha bisogno di te perchè ti ama, e mi raccomando, non che ti ama perchè ha bisogno di te. Ma più bello che tutto è trovare il baricentro in se stessi e i figli, che poi, sono la cosa più importante di tutto.

  6. Una donna che conquista l’autonomia e che conquista la consapevolezza della sua forza, dopo una separazione (con tutto ciò che comporta), avrà conquistato il cosmo.
    L’amore, dopo, sarà meraviglioso, sì, ma non potrà più essere tutto quello di cui si avrà bisogno.

    Ti capisco, come se il post lo avessi scritto io, dall’inizio della storia alla fine.

  7. Ho pensato come Viv 😀
    ma capisco anche lui, ché amare qualcuno e averne disperatamente bisogno magari fa star male, in certi momenti, e forse, sì, è più infantile che mai, ma ne vale la pena, in certi momenti 🙂

  8. Io sto ancora con il padre dei miei figli (non siamo sposati e non intendiamo farlo) e lo amo, lo amo con tutto il cuore il cervello il corpo e lo spirito, e la cosa pazzesca è che il mio amore cresce invece che diminuire. Ma io per formazione la penso come te. Prima di lui ho avuto un amore lungo, grande e travagliatissimo ma non penso che sia stata quella discesa a portarmi alla tua stessa conclusione. Ho perso mio papà da bambina e da adulta fatto qualche anno di analisi, così, tanto per guardare bene i buchi che avevo dentro. Sono portata a pensare che si possa stare bene in due solo ed esclusivamente quando si sa stare bene in piedi anche da soli. Però, certo, potevi non sottolinearlo ecco…;). Valeria

  9. La realtà, secondo me, è che gli uomini hanno molto più bisogno di una donna di quanto una donna ha bisogno di un uomo. Sia psicologicamente che fisicamente.
    Il che è una cosa buona, o il mondo sarebbe pieno di vedove impiccatesi per disperazione, visti i dati di vita media. Ma è anche una cattiva cosa, perchè è causa di sofferenza ed abbandoni.
    Sempre secondo me. Ma potrei anche sbagliarmi.

    anonimosq

  10. Penso anch’io che per avere una vita serena sia necessario essere in pace con se stessi e sentire di essere in grado di sopravvivere con le proprie forze a qualsiasi avversità.Far dipendere la propria felicità da un’altra persona porta, prima o poi, all’infelicità. Certo, sentirsi dire di non essere indispensabili può non essere il massimo, ma è solo una questione di orgoglio che presto si supera. Tu sei stata sincera e non ti sei buttata tra le sue braccia come una pera cotta, prima o poi questo tuo atteggiamento si rivelerà la carta vincente per un rapporto maturo e responsabile.

    • sì, ci spero: ieri sera mi ha detto di averci rimuginato sopra e di essere arrivato alla conclusione che, sì, non è una cosa brutta che io non abbia bisogno di lui, se lo amo. dice che la differenza tra noi è che io sono serena, lui ancora no. ma mi ama e mi accetta così, anche se un po’ stronza 😉

  11. “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
    dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
    Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
    DAI FALLIMENTI CHE PER TUA NATURA NORMALMENTE ATTIRERAI”.

    Le parole – checché se ne dica – raramente mentono. E se non è paternalismo intellettualista questo, mi piacerebbe sapere che cosa lo è.

    • io lo vedo più come il desiderio di proteggere chi si ama, ma io quel “dai fallimenti” lo vedo come “dalle conseguenze dei fallimenti” o dal dolore che ti causeranno…
      dopo di che, io non son capace di amare in questo modo, se non i miei figli, e questo confermerebbe la tua idea di paternalismo 😉

      • Per me il problema non è il sostantivo, ma l’avverbio. Che posto in questo modo pone comunque il destinatario in condizione di debolezza rispetto all’emittente. E proprio per questo anche secondo me non può essere un modello di amore paritario, ma, se mai, appunto, parentale. Però nella strofa dopo il “fiori bianchi”, e tante altre cose, smentisce l’idea parentale. Di qui un sottile disagio che questa canzone mi lascia sempre, se pensata per un rapporto di amore non parentale.

      • ma nooo, l’avverbio è perchè il fallimento è nella natura delle cose, sia per chi si sta dichiarando che per chi è l’oggetto di quell’amore: siamo destinati a fallire, sia io che te, io ti amo, ergo, voglio proteggerti.
        mi sto incartando? 🙂

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