per amore, solo per amore

ma tu l’hai mai tradito l’Ex?

no.

per amore? per rispetto? per mancanza di opportunità?

– nessuna di queste. è che avevo letto un libro. lei muore tra le braccia dell’amante. mi è venuta una paura. paura che potesse succedermi e paura che, quindi, i miei figli l’avrebbero saputo. in pratica, non l’ho mai tradito per paura che i miei figli potessero giudicarmi male.

 

 

scopone scientifico e pesci dappertutto

seduto sugli sgabelli da bar, con le gambe penzoloni, il Mio Piccolo ha giocato per ore a scopone scientifico con ragazzini che avevano più del doppio della sua età. quando non nuotava in mare, producendosi in sfide continue a chi va più lontano, chi nuota più veloce, chi riesce a stare in apnea per sette minuti (giuro, ci ha provato. e ha anche vinto, anche se solo perchè nessun altro ha voluto partecipare alla gara).

il Mio Grande, nel frattempo, si innamorava, ricambiato, di un numero in continua ascesa di giovinette. anche lui, quando non nuotava in mare o non partecipava a tornei di ping pong all’ultimo sangue.

il Suo Grande è tornato pallido come quando è partito. non ricordiamo di averlo mai visto in mare. chi ha inventato le carte di yu-gi-ho marcisca all’inferno, per questo.

la Sua Piccola si è trasformata nell’ombra dei fratellastri. pare non abbia spiaccicato parola con nessuno che non facesse parte della nostra famiglia, ma diceva di divertirsi un sacco.

io e Lui abbiamo letto milioni di libri, abbiamo nuotato tantissimo, fatto da base per i tuffi e i combattimenti in mare e litigato pure un paio di volte. io, poi, mi sono abbronzata come un carbonasso. Lui no, perchè è biondo e si scotta, ripeteva. e ho socializzato coi pescatori (perchè andavo a camminare in riva al mare con la Pimpa alle 6 del mattino) e coi vu’ cumpra’, che ospitavo all’ombra dell’ombrellone alle 2 del pomeriggio, anche se non gli compravo niente, per chiacchierare.

ora siamo tornati alla normale routine. il pianto è nel cuore, ma pare che tocchi lavorare.

niente quanto un buon vino, un porro e quattro zucchine

ci ha meditato sopra, ha capito che la mia dichiarazione d’amore e indipendenza era comunque una dichiarazione d’amore e l’ha accettata per quello che è, come accetta me per quello che sono, con tutti i miei (e son tanti) difetti.

e ha pure trovato che, tutto sommato, sia meglio sentirsi dire “ti amo, ma sto bene con me stessa indipendentemente da te” ed essere certi che si ha a che fare con una persona onesta, piuttosto che trovarsi, dopo anni di dichiarazioni di amore imperituro e di totale dipendenza da te, a scoprire che tua moglie ti ha cornificato a destra e a manca e si è pure fatta sputtanare in giro da quelli con cui ci ha provato e non c’è riuscita (i padri di due cari amici dei tuoi figli, pure).

e io, che son stronza quel che basta, ma che gli voglio un gran bene, me lo sono coccolata con una bottiglia di un vino che adoro

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e con un proprio buonino

BASMATI PILAF CON PORRO E ZUCCHINE

per preparare questo piatto è assolutamente necessario aver già aperto il vino (io vi consiglio il cotes du rhone) ed aver messo a palla lo stereo, se no, col caldo porco che fa, col cavolo che lo accendete, il forno.

bevetevi un buon sorso affacciati sul terrazzo, inspirate a fondo, rientrate in cucina e accendete il forno a 190°. mentre si scalda, mettete sul fuoco uno scaldalatte con 400 g di acqua, il verde del porro, una foglia di alloro, un tocchetto di sedano con foglie, i culetti degli zucchini, un pezzo di carota e un pizzico di sale grosso. portate al bollore. nel frattempo, triterete la parte bianca di un porro a rondelle fini e ne metterete metà sul fuoco, nella pentola in cui poi cuocerete il riso, con un cucchiaio d’olio e due d’acqua. stufate il porro. mentre si stufa, prendete 200 g di riso basmati (così ve ne avanza un po’ per il pranzo al lavoro del giorno dopo) e sciacquatelo abbondantemente sotto l’acqua. il pilaf è ottimo con tutti i tipi di riso, ma io avevo voglia di un riso profumato, visto il vino che avevo aperto. quando l’acqua sarà pulita, scolate il riso e versatelo sopra il porro per farlo brillare. il brodo sarà pronto: versatelo sul riso, coprite la pentola con un foglio di alluminio e mettete in forno per 20 minuti. 20. coperto. non fate di testa vostra e fidatevi: dopo 20 minuti il riso sarà cotto e il brodo sarà assorbito. e vale per qualsiasi tipo di riso, come insegna il mio papà!

prendete le zucchine, che avrete già “sculettato” per mettere i culetti nel brodo. tagliatele a metà per lungo e poi a fettine. mettetele in una padella col mezzo porro rimasto e due cucchiai di olio e cuocete, coperte, mescolando di tanto in tanto. verso la fine della cottura, salate e pepate abbondantemete.

vi avanzerà giusto il tempo di preparare la tavola in terrazza, prima che sia pronto il riso. tiratelo fuori dal forno, scoperchiatelo e unite le zucchine.

uscite all’aria aperta e pappatevelo cercando di spostare il discorso dal tema “corna”, aiutati dal vino!

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nella foto le zucchine hanno l’aria un po’ pallida, ma credo sia dovuto al fatto che, ormai, fuori la luce era quella che era: in realtà, sono belle rosolate…

gli ho allungato la vita – c’ha un lavoro, in questo periodo, la Mietitrice

insomma, non è vero niente. non è morto. e l’avevo letto su una delle testate più grosse, qui in italia… meglio!

che questo blog sembra la pagina degli annunci mortuari di un quotidiano di provincia.

se n’è andato anche Mandela – e avevamo finito di parlarne pochi giorni fa, con il Mio Grande, per via dei pezzi di storia di cui lui aveva studiato sui libri e che io avevo vissuto dal vivo.

fa effetto, no?, vedersi chiudereì un altro capitolo di Storia.

ma mi ami? ma quanto mi ami?

quando ti separi senza aver già il rimpiazzo pronto, ti trovi sola. ma così tanto sola che dire sola è riduttivo. se poi il tuo simpatico marito ha raccontato in giro su di te amenità che ti fan sembrare zoccola incosciente, il vuoto intorno a te si fa pneumatico. ti restano gli amici veri, sì, per carità, ma, se ti separi un bel tot di anni dopo il matrimonio, gli amici veri saranno accasati pure loro. e uscire con una coppia che, tutto sommato, ancora si ama, ti fa venire un magone tale che non ci esci proprio. e resti sola, appunto. sola coi tuoi figli, coi tuoi ricordi, coi tuoi rimpianti. sola con un esubero di lacrime che lasci scorrere solo sotto la doccia, perchè i tuoi figli non ti vedano piangere. se prima la vita ti sembrava difficile, ti ritrovi a pensare che sia proprio impossibile e a volte pensi che quello che ti tiene ancora attaccata a terra siano soltanto i tuoi figli e le parole d’affetto di quella sorella che vive troppo lontano per starti fisicamente vicino. lasci che il dolore ti attraversi solo perchè non hai più la forza di lottarci. la tua vita è in discesa – e tu scendi. scendi ogni giorno di più e, quando pensi che più di così non sia possibile, scendi ancora. fino a quando, un giorno. scopri che sì, sei arrivata al fondo – e da lì si può solo risalire.

e risali. risali scoprendo di aver trovato delle risorse, in te, che non avresti mai creduto possibili. risali sentendoti forte, con la forza di chi sa che si sopravvive. risali capendo che ci sono solo due cose che contano veramente nella vita: la prima sono i tuoi figli, la seconda sei tu. e capisci che è solo per queste due cose che vale la pena lottare. trovi il tuo equilibrio con la vita basandoti su un solo pensiero: i miei figli ed io siamo il centro dell’universo.

un po’ alla volta, smetti di star male. riesci a pensare al tuo matrimonio archiviando il dolore come cosa passata, ricordando, invece, i momenti belli, arrivando a dire: non tornerei indietro, ma, nonostante tutto, anche sapendo come andrà a finire, lo rifarei per quei momenti.

può essere che, in mezzo a tutta quella solitudine, tu abbia anche incrociato qualcuno. sono state storie sbagliate, o storie che avrebbero potuto essere giuste in un altro momento, ma, comunque sia, ti hanno lasciato qualcosa. fosse anche solo la consapevolezza di esserne uscita senza tutto il dolore che hai provato quando è finito il tuo matrimonio.

e cresci.

poi, un giorno, quando hai capito di star bene da sola, coi tuoi figli, i tuoi animali, gli amici, arriva un uomo. Lui, per me, che, magari, è pure quello giusto.

qualche sera fa, forse esasperato dal mio continuo buttare in vacca il suo romanticismo, mi ha detto che mi ama e che ha disperatamente bisogno di me.

la mia risposta lo ha sconcertato.

perchè gli ho detto che lo amo, sì, sono certa di amarlo, ma sono anche certa di non aver bisogno di lui (tantomeno disperatamente). gli ho detto che sto bene quando sono vicino a lui, molto, ma che sto bene anche quando lui non c’è. il che non vuol dire non amarlo, ma, secondo me, amarlo in modo più consapevole: è l’amore di una persona che ha trovato il suo equilibrio senza un uomo e che ora ha scoperto che la vita con lui è più bella, più luminosa, ma non è la sola possibile. soffrirei, se finisse. ma non mi struggo di dolore quando Lui non è vicino a me.

è tanto brutta ‘sta cosa?