a volte verrebbe voglia di mandarli tutti

il Mio Grande ha gli esami, tra poco. no, non tra poco: tra pochissimo. eppure, la notizia non pare sfiorarlo granchè. ha fatto due anni brillanti, alle medie. due?, ma non son tre? sì, infatti, solo che questo terzo non si può definire brillante. ha 9 in matematica, 8 in storia e inglese, ma perchè gli piacciono, non perchè ci si danni sopra. il resto? il resto veleggia tra il 6 e il 7, a seconda del momento storico in cui sono arrivate verifiche e interrogazioni. il che non è un dramma, chiariamoci, ma lo diventerà. lo diventerà perchè lui, in cuor suo, ha sempre aspirato ad un bel voto, a ‘sto cazzo di esame, e, francamente, non so come possa arrivarci, se va avanti così. è un continuo litigio. sono diventata esattamente come non volevo diventare: una di quelle mamme che mettigiùiltelefonino o possibilechetunonabbianientedastudiare. mi odio, quando mi vedo dal di fuori. eppure, so di doverlo fare, perchè non voglio che diventi un anencefalico come certi suoi amici, che vivono la loro vita in maniera virtuale, tutta facebook e messaggini sul cellulare. sta crescendo, mi dicono – lo vedo. saranno gli ormoni impazziti, ma mi uccide quando mi guarda con odio. non esagero! chiedete a qualsiasi mamma di adolescente – almeno maschio, per le femmine non garantisco – e ve lo confermerà: a volte, ti guardano con odio puro. e per cazzate, eh!? ieri sera è stato perchè gli ho chiesto (no, detto) di preparare la tavola, visto che suo fratello si cimentava con me nella preparazione della frittata. odio. così, dal nulla, salvo poi, dieci minuti dopo, trasformarsi in un boa colloso, che ti si avvinghia attorno al collo in cerca di coccoli, che tu elargisci, perchè li elargisci, ma condendoli con tanti insulti a mente.

e poi c’è il Mio Piccolo, che si incazza perchè gli dico di no, papà mi lascia fare tutto quello che voglio. e tu spiegagli che lasciar fare non vuol dire automaticamente voler più bene. già, ma se uno ti compra l’ipad (giuro!) e l’altra sì e no le figurine dei pokemon, il confronto lo fai. o, se non lo fai tu (perchè devo dire che, almeno ad alta voce, non lo fa), lo fa la tua mamma, che trova ingiusto che ti si comprino certe cose, ma che vorrebbe, almeno, essere in grado di farlo lei.

e poi c’è Lui, che non capisce perchè io non voglia introdurlo a tutto tondo nella vita dei bambini, perchè io dica: ci vediamo solo noi due o tutti assieme, quando abbiamo i bambini sia io che tu, ma non noi due e i miei figli. non tutte le sere, almeno. perchè non è giusto, perchè i miei bambini un uomo in casa non lo hanno mai avuto ed è bello che adesso ce l’abbiano, ma è giusto che non ce l’abbiano tutti i giorni, che non ci facciano l’abitudine. perchè vedi, caro il mio Lui, noi separati abbiamo ancora meno illusioni degli altri sull’amore di tutta una vita (o almeno dovremmo averle, se tu, che sei separato quanto me, non la pensi così) e ci rendiamo (o dovremmo renderci) conto che non è giusto coinvolgere i bambini al punto che, se dovesse finire, soffrano come per la separazione dei loro genitori. sarà che inizio a sentir raccontare le fini di coppie 2.0 e mi accorgo che tutti son lì a dire poveretta, ci credeva davvero, poveretto, è da solo un’altra volta. e loro? nessuno che dica poveretti, hanno perso un altro affetto? l’altro giorno l’amica Trimamma mi raccontava della sua infanzia, di quei compagni della mamma (o del papà, ma più della mamma, perchè viveva con lei) che comparivano e scomparivano, senza che lei se ne desse peso, ma che poi, sì, un giorno era arrivato uno che poi era rimasto tanti anni, per poi sparire per sempre, perchè, se non è tuo padre, non gli resta nemmeno il dirittodovere di venirti a trovare.

sbuffano. tutti e tre. e questo dovrebbe farmi pensare di essere una colossale rompipalle, ma non lo fa: mi vien solo da pensare che li manderei tanto volentieri tutti a quel paese. e mi consolo facendo da mangiare. metterò su un culo da far provincia, ma, intanto, vi metto una ricetta nuova, così, magari, se vi imbalenite un po’ anche voi, mi sento meno sola.

CHIOCCIOLINE DI PANE AL MIELE

la ricetta parte da questa. fantastica, pare, se non che la margarina mi rifiuto di usarla (son cresciuta con mio papà che mi diceva che è una colossale schifezza) e il latte di mandorle (che mi fa voglia da matti) potrebbe uccidermi con uno chock anafilattico. l’ho rivista e corretta, quindi.

ho sciolto in 350 g di latte tiepido un cubetto di lievito di birra e 2 cucchiai di un miele fantastico che fanno le api di un collega di Lui. ci ho aggiunto 2 cucchiai di olio d’oliva (non extra vergine, se no, è troppo saporito), 1 cucchiaino di sale e quasi 600 g di farina 0. ho impastato con cattiveria (a questo servono gli impasti, no?!) e l’ho messo a lievitare in forno, a campana, per 3 ore circa. una volta raddoppiato, l’ho sgonfiato, gli ho dato le pieghe e l’ho diviso in 2 parti. ad una di queste ho unito circa 100 g di cioccolata avanzata dalle uova di pasqua, mista tra fondente e al latte. ho diviso, poi, sia la metà bianca che quella col cioccolato in 6 pezzetti. ho fatto le pieghe ad ogni pezzetto, poi l’ho steso con le nocche, fino ad ottenere un rettangolo, e l’ho arrotolato a chiocciolina. ho messo le 12 chiocciole sulla leccarda, coperte con un canovaccio, e le ho lasciate crescere per un’oretta.

ho acceso il forno a 170°C. intanto, ho spennellato il sopra delle chiocciole con un po’ di acqua in cui avevo sciolto un cucchiaino di miele e ci ho messo sopra della granella di zucchero.

ho cotto con pentolino dell’acqua sul fondo del forno per 20 minuti circa.

volevo fotografarle tutte, ma avevo pure due amici del Mio Grande, in casa, e… be’, questa è la sola che è riuscita ad arrivare sotto la macchina fotografica!

2013-04-23 07.13.40

 

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9 thoughts on “a volte verrebbe voglia di mandarli tutti

  1. da ex prof delle medie: lascialo nel suo brodo. parlane col coordinatore di classe (che se non ricordo male è la prof di lettere che l’ha ben inquadrato) ma lascialo nel suo brodo. l’esame andrà come andrà, prenderà un voto inferiore alle sue aspettative e la piccola mazzata adesso ti risparmierà sangue, lacrime e dolore nei prossimi anni.

  2. Concordo con Noise : lasciarli SEMPRE a cuocere nel loro brodo, a meno che non implorino aiuto. Se lo fanno, si fa con le NOSTRE regole, non con le loro.
    Meglio una tranvata oggi, che cazzate grosse domani.

    Anonimo SQ

    PS e BASTA con le madri ansiose. Tanto poi nella vita va come va lo stesso.

  3. Dunque. Io son solo matrigna, ma il dr sistiene che quando l’ho mollato la prima volta i suoi figli han sofferto più che per il divorzio di mamma e papà. Però lui drammatizza per definizione. E però se ci si protegge dalla soffrrenza, purtroppo ci si protegge anche dalla felicità. E però tu devi fare quel che ti senti. E però mi piace il tuo Lui, già te lo dissi.

  4. Da prof. delle superiori, che li riprende al biennio, confermo quel che dice Noise. Lascialo nel suo brodo, in modo che in prima non ci arrivi con la sicurezza di un voto raccattato alla fine dopo un anno a dormire, ma con quel po’ di sana voglia di rivalsa. E si ricominci un ciclo nuovo.

    • già, la voglia di rivalsa… io spero ancora che si ripigli, eh, perchè non è che abbia passato un anno a dormire… è che gli si interrompono spesso le sinapsi e la voglia di far bene che aveva prima ora è soffocata da una bufera di ormoni impazziti. speriamo che si svegli, ‘povna, ora o l’anno prossimo, ma che si svegli.

  5. Ah, be’, io vado un po’ controcorrente, nel senso che razionalmente capisco come i suggerimenti: lascialo stare, meglio una tranvata adesso che un burrone domani, eccetara siano proprio, come dire… razionali, poi però torno a casa, e vedo il mio Figliolo sdraiato sul divano che sbava davanti all’XBox e mi dice che “tanto al sei è arrivato, che voglio di più?”, e mi viene voglia di prendere il mattarello e di provarne la robustezza sul cranio del figliolo e mettigiùiljoystickpossibilechetunonabbianientedastudiare, e altrimenti sto zitta e mi macero dal nervoso e poi nontiricaricopiùilcellulare e tinascondoilcomputerquandotorninonlotrovipiù…
    Ha cominciato anche lui a sbroccare in terza media, da dove comunque è uscito con nove perché i suoi prof facevano fare una tesina, lui (con me) l’ha fatta bene, l’ha imparata a memoria e voilà.
    In compenso, si è fatto poi bocciare al liceo (e che avesse molte ragioni dalla sua io non gliel’ho mai detto nemmeno sotto tortura, perché comunque aveva anche e molti suoi torti), e adesso che ha voluto cominciare dal nulla un altro liceo e si trova quindi a essere lo zio giovane dei suoi compagni, mi piacerebbe che fosse uno zio giovane e furbo. Invece, tante volte, macché.

    Ma era per dire che ieri sera sono andata in pizzeria con un mio ex-alunno e tutti e due abbiamo convenuto che, ogni tanto, mandare tutti quanti intorno a quel paese può fare solo bene.

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