no, e adesso che si fa?

poi ci sono loro, la coppia perfetta, ma perfetta davvero, di quelli che si ritagliano ancora gli spazi per loro, dopo 25 anni che stanno assieme, di quelli che si scazzano, ma si parlano, si chiariscono e si amano ancora dopo tutta una vita. come i miei genitori, insomma, ma con 25 anni di meno. lei è l’amica che c’è sempre stata: c’era nei momenti luminosi e in quelli più bui. e in quelli così, pure. e quella a cui, quella sera, ho scritto un sms: “mi vuoi domani sera a cena? ti presento mio moroso”, per poi presentarmi alla sua porta, con Lui, e vederle cadere la mandibola, vedendo che il moroso da “presentare” era Lui. lei è la Longa, lui, suo marito, il Ciccio.

l’altra sera mi chiama la Longa. sera… era quasi l’una, ma tra noi è normale. ho bisogno di un posto dove dormire, mi dice, mi separo, non posso più stare con lui, mi sento morire, sono una schiava in casa mia. gelo. che succede? no, vengo, ma vengo solo se non mi chiedi. è giusto che te ne parliamo assieme, sei amica anche di Ciccio. ora ho solo bisogno della mia amica perchè non so dove andare a dormire.

passiamo la notte a bere birra e guardare vecchi film in tivu. senza parlare. un’aria pesante che si taglia col coltello.

al mattino se ne va. se hai bisogno, il letto te lo lascio fatto, eh?

non torna. mi manda un sms: ci sentiamo domani, passo da te nel tardo pomeriggio con il Ciccio.

ok. solo che, poi, mi chiama lui, dal cellulare di lei. è imbarazzatissimo. mi vergogno, dice, non so da che parte cominciare. gli dico comincia, brutto deficiente, cosa cazzo hai combinato per ridurla così? hai un’altra?

piange. non ha un’altra, non ha mai nemmeno pensato di averla un’altra, lo sai che io amo lei, da sempre. è la Longa che ha sbarellato. è riuscito a portarla da uno psichiatra, quella mattina. è depressa. molto. le ha dato dei farmaci. pesanti. che lei non vuol prendere, perchè “non è pazza”. non è pazza no, signora, le ha detto, è solo malata: se avesse la febbre la tachipirina la prenderebbe, no? e ha detto al Ciccio di non lasciarla mai sola. solo che, poi, al Ciccio scappava la popò. oh, capita, eh? è andato in bagno. lei è scappata.

abbiamo passato otto ore a cercarla in giro per la città, io, lui, suo fratello, lasciando mia mamma a casa mia e la sorella di lei a casa sua, che non si sa mai, se torna. otto ore a sentirci di continuo con il cellulare, sono stata qui, hai provato in quel parco?, cercando di non pensare a quello che sarebbe potuto succedere.

poi, è tornata. è arrivata a casa che era quasi mezzanotte. ha detto di essere stata da me. il Ciccio, scegliendo di giocare la carta del “se non sa che la Yogini sa, forse con lei parla”, ha taciuto.

solo che, ora, non parla più nemmeno con me. mi ha scritto “non sto bene ci sentiamo”. così, senza nemmeno i punti, lei che è mia amica proprio perchè è logorroica come me.

e adesso?

 

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14 thoughts on “no, e adesso che si fa?

  1. Mi è capitata situazione analoga, chi sta male scappa e lascia il resto del mondo nell’angoscia e nel dubbio per ore. Va convinta a farsi aiutare, e nel frattempo va tenuta d’occhio… purtroppo spesso chi attraversa questi momenti in qualche modo se ne vergogna e rifiuta di ammettere di aver bisogno di aiuto, spesso non sono del tutto sinceri neppure sulle motivazioni profonde. Un primo passo sarebbe trovare un giusto interlocutore con cui riesca ad aprirsi, con sincerità, di solito non sono le persone di famiglia e gli amici. In bocca al lupo di cuore…

    • già. temo anch’io che sia per questo che scappa. eppure, cazzo, è vero: se avesse la tonsillite, l’antibiotico lo prenderebbe! è che la nostra società ti etichetta ancora come pazzo, se hai questo tipo di malattia. perchè E’ una malattia e si cura. solo che bisogna volersi curare…

  2. Ommerda.
    Io credo che gran parte di questa mentalità “sei pazzo, mica ti devi curare” affondi le radici in una sorta di convinzione per cui “se stai male devi soffrire, espiazione” e poi condisci tutto con un bel po’ di sensi di colpa e pentimenti pretesuora style e il mix mortale è fatto.
    Sicuramente da qualche parte la Longa penserà di meritarsi quel dolore, tutto sta a lavorare lì e intanto tamponare coi farmaci e col controllo costante.

    Coraggio, un abbraccio

  3. e se lei fosse davvero stanca di lui? se i suoi attacchi di panico, la sua depressione fossero dovuti al fatto che con lui si sente in gabbia?
    “le ha dato dei farmaci. pesanti. che lei non vuol prendere, perché “non è pazza”. cavolo, mi inquieta… e se fosse vero?

  4. Parlo per eseprienza diretta (un caso in famiglia): bisogna trovare il verso di convincerla a curarsi, ed è vero (come dice stravagaria) che un interlocutore “estraneo” agli affetti più profondi a volte riesce meglio. Non è un percorso semplice, bisogna avere tanta pazienza e amore, ma di sicuro la cosa più importante è convincerla a seguire una terapia, per cominciare, per uscire dal vortice che la inghiotte e la spinge a fuggire, e a negare di avere bisogno d’aiuto…
    un abbraccio con tutto il cuore

  5. Cambiare anche psichiatra, anche. Trovare qualcuno che prima dei farmaci tenti altro. Si può impazzire dalla sera alla mattina? Perché siamo così fragili tutti? Spero in un bandolo della matassa. E ti abbraccio trasversale per Longa e la longa che in fondo c’è in tutti noi quando ci sentiamo in gabbia.

    • ieri sono andati da un altro. ha confermato. nessuno di noi si era accorto di niente. si lamentava di più, da un po’, per le intemperanze della figlia adolescente, ma pensavo fosse come me, che dico che lo venderei ad un trafficante di organi, qualche volta, ma poi passa e me lo coccolo e ci rido. chissà in che baratro si sente, povera amica mia.

  6. Se si sente soffocare in casa, le viene voglia di scappare sì. E se non poteva scappare, per forza ha aspettato che non ci fosse nessuno.
    Non si può far niente, da qui, ma, come sempre, un abbraccio, a te e a lei.

  7. Non lo so.
    Purtroppo, so per esperienza familiare che sì, capita: un giorno ti alzi e qualcosa nell’equilibrio biochimico del cervello è andato a farsi benedire. E so anche che chi sta così difficilmente si fa aiutare, perché non si sente malato.
    Poi, certo, il marito può aver raccontato una versione tutta sua, ma tu lo conosci: mentirebbe su una cosa così?

  8. no. ciccio non mentirebbe: le vuole bene davvero. non solo, ragazze, ma qui sono andati da uno psichiatra (con ieri due, in realtà), un medico: cazzo, prima di prescrivere benzodiazepine, ci pensi, non è che ti basi solo su quello che dice il marito! con persone con questo tipo di malattie ci lavoro ogni altro giorno e la quasi totalità nega (fino a cura finita) di aver problemi.
    ieri il secondo psichiatra ha confermato la diagnosi e la Longa, dimostrandosi così davvero una gran figa (appunto perchè, come dice la noisette, è dura che si facciano aiutare), il dubbio che possano aver ragione loro se l’è fatto venire. ha detto che prova a prendere i farmaci che le hanno prescritto. stanotte io dormo da lei, per far dormire un po’ anche il Ciccio, onde evitare che sballini anche lui, che passa le notti sveglio a controllare che non si faccia del male.

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