Disciplina

quando c’eravamo reincontrati, 25 anni dopo la prima volta, mi aveva riconosciuta. non ricordo come ti chiami, ma ti chiamavano Yogi, giocavi a basket e non avevi mai i capelli a posto. c’ero rimasta di sasso: che lo riconoscessi io, ci stava: era stato il mio prof per tre anni, ma che mi riconoscesse lui, tra tanti che gli erano passati sotto… ma lui era così. Disciplina per la scuola dava tutto se stesso: era severo, ma sapeva farsi amare dai ragazzini, perchè i ragazzini lo capiscono quando per loro ci metti anche il cuore. era rimasto in quella scuola per trent’anni e fatico a credere che abbia dimenticato qualcuno.

25 anni dopo di me, sotto di lui era arrivato mio figlio, il Mio Grande. gli è stato vicino – ci è stato vicino -, spronandolo, esigendo tutto quello che poteva esigere, ma elargendo consigli che so che lo accompagneranno tutta la vita. un grande.

quindici giorni fa è comparso un supplente, a scuola del Mio Grande. Disciplina sta male, ha detto, ma state certi che tornerà per gli esami.

oggi, a metà mattina, è entrato il preside. tutti in piedi. un minuto di silenzio. Disciplina se n’è andato.

non hanno pianto, mi ha detto mio figlio, ma solo perchè a scuola è da sfigati piangere. e perchè lui non avrebbe voluto. disciplina!, avrebbe detto.

ci mancherai, prof. a me, al Mio Grande e tanti altri che sono passati sotto di te.

(perchè anche a te piaceva, lo so)

Annunci

candeline

a quest’ora, non c’eri ancora. ti aspettavo curiosa di vedere da chi avevi preso gli occhi, il naso, la forma della bocca. mi aspettavo di vederti crescere mano nella mano con il Mio Piccolo, ancora così piccolo da essere tuo gemello. mi aspettavo di avere per casa una stronzetta viziata, tutta fiocchetti, urletti e moine. mi aspettavo tante cose che non sono state.

non me ne aspettavo altre. il dolore, tanto per cominciare. non mi aspettavo tutti quegli aghi, tutti quei monitors da fissare sperando che la crisi fosse finita. non mi aspettavo tutte quelle lacrime, le mie, quelle dei tuoi nonni, quelle – ancora più “fuori luogo” – del tuo papà. non mi aspettavo che avrei dovuto cambiarti il pannolino per tutti questi anni, che non mi sarei sentita chiamare per tutto quel tempo. non mi aspettavo che oggi avrei scelto con cura un libro adatto ad un’età anagrafica molto più bassa della tua, che avrei cercato la bambola più bella che non avesse accessori troppo piccoli, che tu potessi mettere in bocca.

non mi sarei mai aspettata, però, di poter amare in modo così incondizionato una bimba che non fosse figlia mia nè che qualcuno che non avesse i miei geni potesse amarmi come mi ami tu. non mi sarei mai aspettata di sentire il cuore gonfiarsi fino a togliermi il respiro per un minimo progresso, come il tuo “voglio la caRRamella” dell’altro giorno. non mi sarei mai aspettata che i primi passi li avresti fatti con me, e che avrei pianto, cosa che non avevo fatto con il Mio Grande, nè con il Mio Piccolo. non mi sarei mai aspettata di vedere quei due stronzi dei miei figli lasciare anche il gioco più interessante, quando li prendi per mano, per venire con te. non mi sarei mai aspettata il calore dei tuoi sguardi, dei tuoi baci.

sei il regalo più bello che la vita ci abbia fatto, Canterina. tanti, tanti, tantissimi auguri di giorni felici e pieni di conquiste!

bontà della chimica

sta meglio. è tirata come un calzino appena uscito dalla lavabiancheria, ma sta meglio. sua sorella medico dice che “l’abbiamo presa presto”: è contenta, le ha già dato dei farmaci più leggeri.

abbiamo passato il pomeriggio sedute per terra sul suo balcone, ieri (non può uscire: potrebbero passare con la visita fiscale), a ubriacarci di succo di mela e di chiacchiere. è bello sentirla più lieve. mi ha sollevato il cuore. adesso è lui che si sveglia di notte con il batticuore: non è facile veder crollare tua moglie, credo, ma sono forti tutti e due e, adesso, tocca a lui essere forte.

insomma, la Longa ne verrà fuori (anche perchè le ho detto chiaro e tondo che la sua crisi è la sola cosa che abbia impedito a me di crollare – mi sembrava che una delle due dovesse restare il più possibile… salda). ne verrà fuori e ringrazia la chimica, perchè se hai la tonsillite con le placche, l’antibiotico lo prendi, ma arrivare ad ammettere di aver bisogno di un “antibiotico per la testa” è molto ma molto più dura.

no, e adesso che si fa?

poi ci sono loro, la coppia perfetta, ma perfetta davvero, di quelli che si ritagliano ancora gli spazi per loro, dopo 25 anni che stanno assieme, di quelli che si scazzano, ma si parlano, si chiariscono e si amano ancora dopo tutta una vita. come i miei genitori, insomma, ma con 25 anni di meno. lei è l’amica che c’è sempre stata: c’era nei momenti luminosi e in quelli più bui. e in quelli così, pure. e quella a cui, quella sera, ho scritto un sms: “mi vuoi domani sera a cena? ti presento mio moroso”, per poi presentarmi alla sua porta, con Lui, e vederle cadere la mandibola, vedendo che il moroso da “presentare” era Lui. lei è la Longa, lui, suo marito, il Ciccio.

l’altra sera mi chiama la Longa. sera… era quasi l’una, ma tra noi è normale. ho bisogno di un posto dove dormire, mi dice, mi separo, non posso più stare con lui, mi sento morire, sono una schiava in casa mia. gelo. che succede? no, vengo, ma vengo solo se non mi chiedi. è giusto che te ne parliamo assieme, sei amica anche di Ciccio. ora ho solo bisogno della mia amica perchè non so dove andare a dormire.

passiamo la notte a bere birra e guardare vecchi film in tivu. senza parlare. un’aria pesante che si taglia col coltello.

al mattino se ne va. se hai bisogno, il letto te lo lascio fatto, eh?

non torna. mi manda un sms: ci sentiamo domani, passo da te nel tardo pomeriggio con il Ciccio.

ok. solo che, poi, mi chiama lui, dal cellulare di lei. è imbarazzatissimo. mi vergogno, dice, non so da che parte cominciare. gli dico comincia, brutto deficiente, cosa cazzo hai combinato per ridurla così? hai un’altra?

piange. non ha un’altra, non ha mai nemmeno pensato di averla un’altra, lo sai che io amo lei, da sempre. è la Longa che ha sbarellato. è riuscito a portarla da uno psichiatra, quella mattina. è depressa. molto. le ha dato dei farmaci. pesanti. che lei non vuol prendere, perchè “non è pazza”. non è pazza no, signora, le ha detto, è solo malata: se avesse la febbre la tachipirina la prenderebbe, no? e ha detto al Ciccio di non lasciarla mai sola. solo che, poi, al Ciccio scappava la popò. oh, capita, eh? è andato in bagno. lei è scappata.

abbiamo passato otto ore a cercarla in giro per la città, io, lui, suo fratello, lasciando mia mamma a casa mia e la sorella di lei a casa sua, che non si sa mai, se torna. otto ore a sentirci di continuo con il cellulare, sono stata qui, hai provato in quel parco?, cercando di non pensare a quello che sarebbe potuto succedere.

poi, è tornata. è arrivata a casa che era quasi mezzanotte. ha detto di essere stata da me. il Ciccio, scegliendo di giocare la carta del “se non sa che la Yogini sa, forse con lei parla”, ha taciuto.

solo che, ora, non parla più nemmeno con me. mi ha scritto “non sto bene ci sentiamo”. così, senza nemmeno i punti, lei che è mia amica proprio perchè è logorroica come me.

e adesso?

 

Oggi

Oggi è la giornata della Canterina. In realtà, lei ne ha anche un’altra, perchè è stata così fortunella da avere una malattia di quelle rarissime. Ma ha tratti di autismo. Oggi, quindi, è la giornata sua e di tanti altri. È il nostro sole – non solo perchè illumina le nostre vite, ma perchè i nostri mondi ruotano tutti intorno a lei -, ma a volte si rabbuia, si chiude in quel suo mondo in cui noi non possiamo entrare. Si spegne. E io odio quei momenti – mi fanno paura: è come se davvero non potessi raggiungerla mai più…
Ma la Canterina è canzoni, è balli con la testa inclinata, è corse in punta dei piedi, è risate con la bocca spalancata e le mani che ti stringono il viso. È occhi stanchi e paroline, le poche che sa per comunicare, preziose per lei e per noi. È le dita veloci sul suo “paddo”, l’ipad, che usa per giocare quando è stanca, che usa a scuola per imparare.
Sì, oggi farò pubblicità alla apple, perchè ho scoperto ora che, fino alle 18.30 di domani, è in regalo un’app pensata per la mia bambina e per quelli come lei. Costa 15 euro, di solito, e sembra ben fatta. Si chiama Immaginario. Se conoscete qualcuno cui possa servire, non esitate a dirglielo: a noi ha fatto molto piacere!