fa un po’ impressione

ha ancora la vocina (mica come il suo amico del cuore, che alterna acuti degni dello stridio dell’aquila reale a bassi tra i più bassi della scala di basso), ha la pelle del viso ancora liscia liscia, come quella di un bambino e, a dirla tutta, anche dopo due ore di allenamento gli puoi star vicino senza rischiare l’intossicazione. però sta crescendo. non lo sa – e questo è il dramma -, ma sta crescendo. il che vuol dire che si ribella, ma poi mi cerca, per farsi coccolare. che piange per la rabbia, ma fa discorsi da grande e io un po’ mi imbrodo a sentirlo parlare di ungaretti come se quei periodi li avesse vissuti, come se li capisse davvero. ero così anch’io, con la testa piena di confusione, di sogni, di ideali. e di paure. tante. perchè ti senti invincibile, a quell’età, ma hai paura anche della tua ombra, perchè sei fragile, perchè basta davvero poco a far crollare tutto il tuo meraviglioso castello di carte (e lo so bene, ora, che ci lavoro in mezzo). è strano: sono tre anni che è in quella scuola che è stata la mia e oggi, per la prima volta, ho rivisto quegli spazi con gli occhi di allora, con la testa di allora. erano tutti lì, in cortile, nei corridoi, per la ricreazione, e io ero lì, con elena, chicco, chepu, lirene (tutto attaccato). come se fosse oggi. e son passati secoli, se oggi mio figlio è lì che, non sapendosi osservato, ride con due amici, col libro di geografia aperto sulle ginocchia, che forse interroga. fa un po’ impressione. erano i miei posti – io, ora, non c’entro più. è tutto uguale, ma non lo sono più io. e lui nemmeno, perchè è il mio bambino, quello che portavo nella fascia, legato al petto, quello sul lettino dell’ospedale, un attimo prima dell’anestesia, quello della prima tenuta da basket, con i pantaloncini così piccoli, quello dei disegni con gli errori nella didascalia, quello che ballava per strada con me, quello delle parole storpiate, delle gare in bicicletta con gli amichetti intorno alla siepe. e adesso è lì e studia e ha scelto la scuola del “cosa farò da grande” e la sua prof mi dice che le fa sempre un po’ male lasciarli andare.

il mio bambino sta diventando grande. ha gli esami, tra due mesi (anche se l’ansia, per ora, prende solo me, se ci penso), poi sarà il liceo, il decollo verso la vita dei grandi. perchè io mi sentivo grande, al liceo, me lo ricordo bene, anche se ora, a vederli uscire da scuola, mi fanno tenerezza come tutti gli altri “bambini”.

fa un po’ impressione, ecco. tutto qui.

 

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7 thoughts on “fa un po’ impressione

  1. Pensavo oggi riguardando il certificato vaccinale, che c’è scritto: prossimi richiami dopo aprile 2013, e allora pensavo “seeeee… chissà quando arriverà mai il 2013, avrà cinque anni, figurati!”, e ora suppongo invece che ci siamo.

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