c’è il sole

ci sono dei momenti in cui, per quanto la vita (o l’Ex) cerchi di darti bastonate, ti senti carica di energia e di buoni propositi. per me, in questo periodo, è così. e magari, se gira giusto, faccio pure una pazzia, di quelle che fanno felici i miei mostrini. del che, mi rendo conto, ragionevolmente non vi fregherà nulla, ma oggi va così.

(video fantastico, che accompagnava le mie mattine 14 anni fa, e che stamattina mi è tornato in mente)

 

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la pasta della cochonnerie

mi ero ripromessa di non parlare di politica, in questo blog. perchè? perchè per me la politica dovrebbe essere fatta da uomini dello stampo di calamandrei e trovarmi davanti questi tristi soggetti… va’ va’, lasciamo stare, che mi batte la vena sulla tempia. non volevo parlarne, insomma, e non ne parlerò, ma pensare che ci sia ancora così tanta gente che vota quello squallido soggetto lì, quell’infimo uomo… beh, mi fa pensare che il giornale francese che ci dava della schifezza c’abbia proprio visto giusto.

e mi sono vergognata per loro. e per noi, che ci viviamo assieme, anche se non sappiamo chi siano (perchè votare berlusconi è come mettersi le dita nel naso: c’è chi lo fa, evidentemente, ma non lo ammette in pubblico). e, mentre parlavo del perchè di questo stato d’animo coi miei figli, è nata questa pasta, che il Mio Piccolo (prima di assaggiarla) ha definito schifezza (poi no, poi gli è piaciuta), esattamente come fa le monde con la nostra politica. quindi, non vi parlo di politica, ma sappiate che, da queste parti, c’è chi si vergogna parecchio di come è andata a finire.

LA PASTA DELLA COCHONNERIE

per farla vi servono: 1 spicchio d’aglio, 2 zucchine medie, 8 pomodorini ciliegini, di quelli che non comprereste mai, a febbraio (e che, infatti, ha comprato Lui, salvo poi lamentarsi che non san di niente), 1/2 melanzana lunga e una dozzina di capperi sotto sale. tutta verdura di stagione, insomma (non lo manderò più a far la spesa, giuro!).

prendete la melanzana, tagliatela a fettine alte 1/2 cm e grigliatela. così, senza olio, senza sale. grigliatela e basta. nel frattempo, affettate a mezze rondelle le zucchine e tagliate i pomodorini a quarti. scaldate un cucchiaio d’olio in una padella, con lo spicchio d’aglio, e gettateci le zucchine a rosolarsi. quando saranno quasi cotte, unite i pomodorini, i capperi scossi dal sale (ma non lavati, così vi salano il sugo) e 4-5 fette di melanzana grigliata tagliate a listarelle. cuocete, coperto, a fuoco basso per una decina di minuti (dovrebbero bastarvi i liquidi della verdura, ma, se mai, unite un cucchiaio di acqua della pasta), mentre la pasta cuoce. poi scolate la pasta (io fusilli integrali proprio buonetti) e versateci sopra tutta la cochonnerie.

le foto ve le metto stasera, quando scarico la macchina, ma, sulla fiducia, tira quasi su l’animo dalla delusione elettorale.

oggi

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e, oltre ad andare sempre in bici (o in bus, se piove, o in treno, se lontano), a spegnere le luci quando si esce dalle stanze, a comprare a chilometri zero, a spegnere i led dello stand by… ‘sta sera (come molte altre sere), da noi, si cena a lume di candela!

i pericoli degli ismi

l’altro giorno eravamo ad una festa di compleann-carnevale. frittelle, galani, pizzette, panini. e una gigantesca torta con la panna. al momento delle candeline, una piccola Winx si è avvicinata alla mamma: “posso mangiarla?“, ha chiesto. “no, amore, c’è la panna, non si può!”. “ma i miei amici dicono che è buona…“, ha frignolato. “non si può e basta, tesoro, mi dispiace, lo sai…“.

allergica al lattosio, piccina?, ho chiesto, molto solidale, con tutte le mie allergie.

no… è che siamo vegani, sai…

ora. non mangio carne. non è una vita che non ne mangio, eh, ma non ne ho mai mangiata granchè. mi piaceva, ma, tutto sommato, non morivo, se non ne mangiavo. adoro i legumi (e i formaggi, purtroppo): le proteine me le trovo lì.

i miei bambini sanno che non mangio la carne e sanno perchè: la visita (per lavoro, non per scelta) ad uno stabilimento in cui si allevano (e si macellano) animali “da mangiare” mi ha segnata. e che gli animali erano anche ben tenuti, eh, ma… beh, non ve la racconto, che mi vien male a pensarci. sanno che non la mangio, dicevo, e condividono la mia scelta (forse perchè nemmeno loro la amano così tanto), ma sanno che possono chiedermi di cucinargliela, se gli va. non me l’hanno mai chiesta, ma potrebbero farlo.

ora, io non sono niente e nessuno per giudicare quella mamma, ma l’idea di quella bambina che faceva le bave per la torta non mi è andata giù. temo che, da grande, sarà una sfegatata carnivora, per la legge del contrappasso, e mi chiedo se sia giusto che noi genitori imponiamo ai nostri figli le nostre scelte di vita. d’altro canto, però, poi mi dico che, allo stesso modo, li battezziamo, gli facciamo fare religione a scuola o decidiamo di mettergli l’apparecchio ai denti perchè abbiano un bel sorriso. e mi incarto. e mi chiedo pure perchè cacchio io lo stia scrivendo qui, che, se fossimo seduti al tavolino di un bar mi stareste guardando con l’aria perplessa del ma tu guarda questa qui dove vorrà andare a parare.

forse, davvero, il problema è tutto negli ismi, perchè gli estremismi, per quanto buoni possano essere in nuce, quando crescono riescono sempre a lasciarmi perplessa.

violenza

chiamami tu, per favore. papà si arrabbia se ti chiamiamo noi.

gli vieti di chiamarmi, quando sono con te. gli impedisci di uscire, di vedere gli amici, perchè, se sono con te, devono stare solo con te e con chi vuoi tu, per la tua solita malata esigenza di controllo.

vorrei solo che tu sparissi, padre e uomo di merda. vorrei che il vento ti disperdesse. vorrei dimenticarmi di te.

e questa è per il Mio Grande, che però avrebbe diritto di essere ancora piccolo com’è, e che l’ascolta di continuo, con le sue cuffiette.

 

ho fatto la pizza più buona del mondo!

sabato era il pasta madre day. lo so, avrei dovuto scriverci un bel postino (nel senso di piccolo post) con tante belle foto, ma è un periodo così: si fa fatica. però, visto che avevo rinfrescato la lella per farci il pane, visto che Lui aveva solo il Suo Grande (perchè la Sua Piccola è pure un po’ rognosa: due sabati di fila pizza proprio non li accetta), mi son detta: ma sì, facciamo la pizza.

solo che ho sbagliato. come sempre, direte voi: se invento una ricetta, io, non è che volessi inventarla: è che sbaglio. va beh: se poi funziona, sta’ a guarda’ ‘l capello, no?!

insomma, ho tirato fuori 100 g di lella pastella, appena rinfrescati per farci il pane, ho aggiunto un cucchiaino di miele, ho “smissiato” un pochino e sono andata a nuoto. alle 7.30 del mattino? no, alle 8. colpa della pellona, che mi ha fatto sentire in colpa, tempo fa, con un suo post sulle sue sanissime abitudini.

son tornata che erano le 9.30 (non fate i cretini! ho nuotato un’ora, solo che la piscina è a 50 metri da casa e non mi asciugo i capelli!! … che poi mi lamento dei cervicali…) e ho aggiunto 350 g di acqua, 1 cucchiaio colmo di malto d’orzo, 150 g di semola di grano duro e 400 g di farina 0. ho impastato qualche minuto, poi ho aggiunto 6 pizzichi di sale. e l’olio. ecco. io l’olio non lo metto mai – lo mette la mia mamma, io no. solo quando la stendo, per farla lievitare senza che si secchi. invece, ‘sto giro, mi son distratta a parlare col Mio Piccolo, che si lamentava dell’indubbia stronzaggine del Mio Grande (dio mio, l’adolescenza! dovrebbero abolirla!) e devo aver pensato che fosse l’impasto per il pane (che, invece, era nella ciotola rossa, appena impastato) e ci ho aggiunto 2 cucchiai d’olio belli colmi. ho ricominciato ad impastare. solo che, siccome impastavo con il bimby, non mi sono accorta che era più morbido del solito. ho finito di sbattacchiarlo, ho coperto il bimby con un sacchetto e me ne sono andata a giocare con il Mio Piccolo. verso mezzogiorno, la mia coscienza di cuoca perfetta (le risate si sprecano, lo so) ha iniziato a rimordere: e dagli due pieghe e povere creature e le lasci lì tutte sole (perchè c’era anche il pane, ovviamente). insomma, ho preso la farina, ho spolverato per bene il tavolo e ho rovesciato sopra l’impasto. ‘na roba brutta. appiccicava che non avete idea, non voleva saperne di venire fuori dal bimby, giurerei che abbia anche cercato di mordermi… di primo acchito, mi son detta: e mo’ ti riempio di farina e impasto di nuovo. brava. era già mezzogiorno: se impasti a mezzodì, come ce l’hai la pizza pronta per l’ora di cena!? no. non si impasta. si prova a fare come per il pane senza impasto: si fanno le pieghe sfarinando per bene tutto quanto e si manovra l’impasto con una spatola. fatto. l’aspetto era quello di una pancia flaccida: bianchiccia, molliccia, appoggiata sul tavolo. l’ho coperta con un’insalatiera e l’ho lasciata lì a lievitare, in mezzo al tavolo, invece che in forno, così imparava.

alle quattro, però, il tavolo mi serviva. avevo promesso ai bambini che avrei fatto i muffins e non è che io abbia questa cucina così piena di piani di lavoro. come la sposto, quella pancia flaccida? le faccio altre pieghe con un po’ di semola. assolutamente immaneggiabile: la pigli di qua? ti cade di là. insomma, una volta fatte ‘ste benedette pieghe con l’aiuto della spatola, l’ho fatta rotolare (giuro), a spinta, sempre con la spatola, dal tavolo alla teglia. coperta di nuovo con l’insalatiera e via andare, dentro la dispensa. è rimasta lì, sola soletta, fino alle 20. quando l’ho scoperchiata, mi son trovata davanti un impasto elastico, molle, ma non più flaccido, profumato di buono. ho oliato per bene due teglie, ho diviso l’impasto a metà e l’ho steso (aiutandomi con le mani ben unte, perchè un po’ di appicicaticcio ce l’aveva ancora) sulle teglie. ho coperto le teglie con il domopack (perchè restassero ancora un po’ al caldino) e ho acceso il forno a 250°C.

ho messo Lui al taglio della mozzarella, il Mio Piccolo allo schiacciamento con forchetta del pelato, il Mio Grande e il Suo Grande agli “ingredienti aggiuntivi” (tonno da scolare, olive da tagliare, wurstel – mio dio, che orrore, ma loro li amano – da rotellizzare… ‘ste robe qua, insomma) e mi son versata una birra, che me la meritavo.

quando il forno ha raggiunto la temperatura, ho coperto la prima pizza con il pomodoro, sale, origano e ho infornato la prima teglia. 7 minuti. poi fuori. mozzarella e dentro, altri 7 minuti. intanto, ho “verniciato” di pomodoro la seconda, che è entrata in forno quando è uscita sua sorella.

da urlo.

buonissimissime, buonerrime, fantastiche. fossero state rotonde, avrei potuto pensare che fossero state magistralmente (modesta!) fatte da un pizzarolo di quelli bravi.

insomma, enormemente fiera di me e della PIZZA PIU’ BUONA DEL MONDO.

la canzone, con la pizza, onestamente, c’entra pochino. è che, durante una lunga discussione, sabato sera, a letto, con il Mio Grande, durante la quale cercavo di fargli capire quanto possa essere difficile vivere con lui, in questi giorni, e quanto enorme segno d’amore sia il fatto che nè io nè suo fratello gli abbiamo ancora aperto la gola parte per parte, durante la notte, lo sbarbatello, a bruciapelo, mi ha chiesto: ma se tu potessi salvare una canzone sola, quale sarebbe? e io ci sono milioni di canzoni che salverei, e tutte hanno un significato, ricordano qualcosa, mi hanno accompagnato in uno o in mille momenti.

ma mi son sentita dire: una sola? allora knocking on heaven’s door, di bob dylan, ma versione dei guns n’ roses. e forse è proprio vero.