come pollicino

sabato con il papà. armati di tutto il necessario, i miei giovani prodi si imbarcano per passare il fine settimana con l’altra metà del cielo. io e Lui, che avevamo pensato di andare a trovare amici in centro italia, decidiamo, invece, che è ora di risistemare quelle parti della casa che più somigliano al recinto delle pecore.

il Mio Grande mi chiama e mi dice di esser stato invitato per il pomeriggio a casa di un amico. tutto bene, amore bello, ma devi chiedere a papà. è d’accordo? ti porta lui? bene, divertiti, allora.

ore 18.30. io e Lui, riemersi a fatica da scatoloni di libri, vestiti e scarpe da dar via, oggetti di cui fatico a ricordare la provenienza, ci avviamo verso un meritato aperitivo. squilla il mio cellulare. è il Mio Grande.

mamma, c’è un problema: son qui sotto casa del mio amico, ma non risponde nessuno. ho provato anche a telefonare a sua mamma, ma ha il cellulare spento. che faccio?

come “che faccio?”? non ti ha portato papà, scusa?! e allora sali di nuovo in macchina, manda a quel paese il tuo amico e torna a casa di papà!

no… è che papà non c’è.

è già ripartito? chiamalo!

no, è che non è che mi abbia proprio proprio “portato”… mi ha dato un biglietto dell’autobus e son venuto da solo. e ha il telefono spento.

ora. io sono per l’emancipazione dei figli: non voglio due mentecatti che mi girano per casa a 40 anni e pretendono ancora che gli lavi le mutande e gli stiri i pantaloni, ma… ha 13 anni!! alle sei di sera è buio, adesso, e questo gira da solo per una parte della città che non conosce, con il suo portafoglio che occhieggia bel bello dalla tasca sulla chiappa sinistra e il cellulare da quella destra.

c’è una pasticceria, lì vicino, lo so. entra dentro e aspettami.

papà ha riacceso il cellulare alle 21. nel frattempo, per quel che ne sapeva, il suo figliolo adorato poteva essere stato squartato e venduto un tanto al chilo. non che ci avrebbero fatto un granchè, che è magro come un osso, ma tant’è e a me piace così com’è. e mi fa imbestialire, invece, che chi l’ha in carico se ne sbatta allegramente i cosiddetti e, siccome il cellulare è una rottura, decida di isolarsi dal resto del mondo – e da suo figlio, in primis.

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9 thoughts on “come pollicino

    • appunto! sai pedinamenti che gli ho fatto, io, che Lui mi ha regalato pure (simpatico come una vescica) cappello nero e occhiali perchè non mi riconoscesse? c’è poco da dire: ho fatto sì che si riproducesse un demente, quella volta.

  1. Io sono basita. perché proprio va al di là delle mie capacità (evidentemente non ancora filtratine) di comprendere. Come si possa, anche solo pensarla.

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