1+1=? 1+1!

è successa una cosa per cui, probabilmente, voi mi darete dell’idiota, come ha fatto l’Aneurisma. ma a me fa star male e mi ha fatto passare la notte a ripensare al mio concetto di “noi”.

succede che, ieri, il Mio Piccolo aveva una festa. ovviamente, l’invito era stato esteso anche al Mio Grande e al resto della nostra famiglia allargata, ma, altrettanto ovviamente (trattandosi di bambini più piccoli di tutti loro), il Mio Grande se n’è andato da Cremeria e Lui mi ha comunicato che avrebbe passato la domenica in giro coi suoi figli. bene.

ore 15, mi arriva un sms. è la foto di un posto dove avevamo progettato di andare tutti insieme, da luglio. è la foto di un posto dove avrei avuto l’occasione di andare milioni di volte coi miei bambini (che me lo chiedevano), ma dove, ogni volta, li ho convinti a non andare con un: “no, dai, aspettiamo che ci siano anche Lui e i bambini“.

era chiuso e ben gli sta, ma io ci sono rimasta male.

toh, guarda, gli ho scritto, credevo avessimo deciso di andarci assieme

certo, se ci fosse stata la possibilità. ma oggi voi non ci siete e io avevo bisogno di stare un po’ con i miei bambini e non volevo tenerli tutto il giorno in casa“.

fottiti. il che vuol dire che, per carità, non fa una piega: se hai bisogno di stare un po’ solo con loro, mi va benissimo, anzi, conferma l’idea che ho di te, che tu sia un buon padre. ma ci sono milioni di posti, mica solo quello. solo che tu non hai pensato nemmeno un attimo che i miei, di bambini, ci sarebbero rimasti male.

non ha capito, ovviamente, perchè è uomo e non capisce un tubo. ma io ci ho pensato tutta la notte.

forse quello che ho fatto finora è tutto sbagliato: ho cercato di considerare i nostri figli come se fossero “nostri” davvero, senza far preferenze (anzi, conoscendomi, son capacissima di far preferenze per i suoi, quando sono a casa mia, perchè non si sentano ospiti, perchè si sentano amati). forse è scemo giocare a mamma casetta e far finta di essere tutti una grande famiglia (e grande sul serio, poi). i miei figli devono venire prima di tutto, per me, e i suoi per lui. quando il Mio Grande si rompe perchè il Suo Grande è comunque più piccolo, io gli faccio la predica, perchè poverino e di qua e di là, come faccio quando fa lo stronzo con suo fratello piccolo. invece, no. se fa lo stronzo, ok, la sgridata ci sta, ma non ho nessun diritto di imporgli di stare con il Suo Grande e divertirsi pure. è come quando i miei mi imponevano di giocare con i figli dei loro amici.

perchè è questo che sono: figli di un amico, un amico che è diventato qualcosa di molto più importante, ma un amico.

non siamo una famiglia. siamo due adulti che stanno insieme e che hanno, ciascuno, la propria famiglia.

uno più uno, in questo caso, fa soltanto uno più uno.

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16 thoughts on “1+1=? 1+1!

  1. respira. respira di nuovo. non far finta. r-e-s-p-i-ra.

    i confini sono importanti. a mio parere la famglia allargata è difficile e meravigliosa. bisogna imparare ad avere confini morbidi. e a permettere a ognuno di vivere spazi che si intrecciano come in una danza. e che a volte sono lontani. e sai qul è la cosa meravigliosa? che poi, quando ci si ritrova, ci si emoziona. ;*

    • sì, hai ragione, e io son d’accordo sul mantenere i proprio spazi. quello che mi ha ferito (perchè mi ha ferito) è che non si sia posto il problema se ai miei non sarebbe dispiaciuto non esserci. c’ho goduto terribilmente che fosse chiuso, ma mi ha fatto male lo stesso, perchè io, ai miei, avevo chiesto di aspettare, visto che si era detto di andarci insieme.

      • lo so. è che a volte, la vita che non va come pensiamo sia giusto noi, ci insegna delle cose. e io, sarà che l’ho passata, ci vedo la guerra delle aspettative e dei confini. e quel senso di irrisolto che abbiamo in molte, che ci porta a fare troppo dire troppo pensare troppo. e a starci male. per un mondo meraviglioso che si scopre imperfetto. anche quando, in fondo, almeno questa volta, non è accaduto nulla. (era chiuso era chiuso era chiuso).
        😀

      • sì, forse sì. forse, come dice Lui, è solo la paura di essere felici unita a quella che mia Sorella chiama l’incapacità maschile di pensare. non so. so che oggi mi fa star male.
        stronzo.

  2. avrei la tua stessa reazione, d’impulso. Poi penserei, come hai fatto tu, è un uomo, non hanno la nostra fantasia, non attribuiscono tutto quel valore simbolico ai luoghi (e se lo fanno, umh, mah, boh). Credo che gli sia venuto in mente prima quello, senza nulla togliere al resto. Come vado come avvocata del?

  3. Senti, credo anch’io che sia un effetto dell’incapacità maschile di pensare – una delle cose degli uomini che fa sommamente incazzare, ma bisogna farci i conti.
    Confini morbidi, sempre 🙂 Anche nelle famiglie “tradizionali”.

  4. ieri sera abbiamo parlato. pare che capisca – dice. comunque sia, gli ho detto che, d’ora in poi, i confini saranno, come dice lgo, morbidi. e, soprattutto, che ci considererò due morosi con le loro famiglie. per l’allargamento, vedremo con calma.

  5. loro sono MASCHI.
    non è che non ci vogliano bene, è che – come dico io – quel dannato cromosoma Y, con una zampina sola, non è mica tanto stabile…

  6. Comunque davvero, devi pensare che non abbia messo della cattiveria e nemmeno troppo menefreghismo in quel gesto: davvero non ci arrivano a certe cose. Comunque io mi sarei incazzata come una tigre, sia ben chiaro eh.

  7. Vado un po’ dentro e un po’ fuori dal coro. Io non credo che quella di non pensare (o di dare per decisa una cosa detta senza sottoscrivere un patto di sangue) non sia una capacità maschile o femminile. Semplicemente, ci sono persone (una estrema minoranza) che danno un valore abbastanza vincolante al rapporto parole-cose. “Ciò che è detto, è detto “(come ricorda David Bowie in Labirinth), senza bisogno di costruirci sopra troppi “davvero”.
    Ci sono persone per le quali invece esprimere un’idea, una proposta – anche senza metterci dietro il “forse, magari, chissà” – significa un ottativo non vincolante, che può essere superato dalla storia quotidiana. Nella mia esperienza, questo modo di fare non è particolarmente maschile (anzi: se dovessi dire, la mia casistica rema contro). In ogni caso, ho imparato prima di tutto a riconoscere la tipologia che mi sta intorno, poi non prendermela, anche se avviene con persone che mi sono vicinissime. Ma, soprattutto, a valutare io quello che voglio. Mi spiego: se decido di prendere per vincolante un’affermazione che so potrebbe avere significato ottativo per l’altro, valuto per prima cosa se, e quanto, rimarrei male se poi così non fosse. E mi comporto di conseguenza. Insomma, quel sano egoismo che poi diventa l’altruismo in forma migliore.

    • in linea di principio, concordo con te. è che, nel caso di specie, Lui non è uno da ottativi (ha fatto lo scientifico: nemmeno sa che esista un ottativo 😉 ).
      quando ci siamo parlati, poi, è venuto fuori che era davvero stato un caso (una passeggiata che aveva portato lui e i suoi figli nei pressi di quel posto, la richiesta della Sua piccola e la sua incapacità di padre che vede i figli meno di quel che vorrebbe di dirle di no), che aveva dato per scontato che saremmo comunque tornati insieme, ma… beh. io di dire di no ai miei figli per quella pseudofamiglia che siamo son sempre stata capace. è questo che mi ha dato fastidio, che mi ha fatto incazzare al momento con lui, poi con me. e che mi ha portato a dirgli che, d’ora in poi, ciascuno rispetterà prima i desideri dei suoi figli, se non siamo tutti e 6 insieme. poi vedremo cosa succederà, ma mi fa sentire meno in colpa.

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