vorrei dirti

te ne sei andato dalla nostra vita un po’ alla volta. hai iniziato il giorno che è nato il Mio Grande, quando hai accettato quell’incarico così lontano, con un bambino piccino picciò e una mamma che non lo sapeva fare. ci hai messo da parte, forse per paura, chissà, di un impegno che sembrava anche a te enorme, come a me. ho cresciuto tuo figlio nel mito di un padre che non c’era, che, quando c’era, non sapeva come parlargli, come giocarci, e non se ne preoccupava. ho continuato ad amarti, ad aspettare che tu tornassi, a ritenermi fortunata ad aver sposato un uomo tanto “grande”, tanto importante. e lo capivo, sai, di amare solo io, ma mi sembrava giusto: già ero fortunata che tu avessi scelto me…

quando hai deciso di tornare, ho pensato che la nostra storia potesse ripartire alla grande. ho sperato che il Mio Piccolo potesse dove io e il Mio Grande non eravamo riusciti, che ti riportasse in seno alla nostra famiglia, che ti facesse scoprire la gioia dell’essere papà, che ancora, nonostante gli anni, non avevi scoperto. ma quel figlio, per te, era solo un complemento, era solo un modo per riempire lo spazio vuoto nella foto della famiglia perfetta.

ho cercato (e lo sai, anche se ora lo neghi) di tirare avanti, di amare per tutti sempre e solo io, di essere mamma e papà insieme per quei due bambini, per i miei bambini. ci ho provato con tutte le mie forze…  non hai mai capito, vero?, cosa sia successo. come mai, “all’improvviso”, io abbia iniziato a pretendere. a chiedere amore, se non per me, per i figli, per i miei figli, per i nostri figli.

ti ho chiesto aiuto. disperatamente. ti ho chiesto, in lacrime, di amarli. non di amare me, di amare loro. mi hai detto che l’amore è solo una parola, che quello che faceva di te un ottimo padre e marito era il fatto che il conto in banca fosse sempre meravigliosamente pieno.

non hai capito. mai. non hai capito quanto disperatamente ti volessi. te ne sei andato, invece. di testa tua. mentre io speravo che tutto quel tuo silenzio fosse segno del fatto che avevi capito, che volevi provarci.

te ne sei andato e hai riempito le orecchie e le teste dei nostri amici di menzogne su di me, pur di non dire che avevamo fallito.

te ne sei andato e hai continuato ad allontanarti da me, ad alimentare il tuo rancore nei miei confronti e a cercare di mettere i nostri figli contro di me.

te ne sei andato lontano, chiarendo una volta per tutte coi fatti, se non con le parole, che la nostra famiglia non esisteva più. era morta.

ora sei qui. sei tornato, dopo tutti questi anni, e non è cambiato niente. il tuo rancore è ancora lì, come il primo giorno, la tua incapacità di capire è, se possibile, cresciuta. sei tornato e pretendi che noi si faccia come se non fosse cambiato niente, che i nostri figli modellino la loro vita (che hanno costruito con fatica senza di te) intorno a te, ai tuoi ritmi, ai tuoi orari, alle tue nuove follie.

mi fai paura. mi fai paura non soltanto per gli insulti, per le minacce. mi fai paura perchè non capisco come pensi. non capisco come sei quando sei con loro, non capisco perchè sembra che tu faccia di tutto per ferire il Mio Grande, che è anche il tuo. non capisco perchè tu abbia deciso di avere un figlio di serie A e un figlio di serie B. non capisco perchè tu cerchi di comprarti il Mio Piccolo con giochi e sciocchezze e tu sbatta la porta in faccia al Mio Grande, che chiede solo affetto.

non posso dire di odiarti, ma mi fai rabbia: l’hai fatto soffrire che basta, in questi anni, e lui, lo stesso, ci prova. vorrebbe un papà. sa che Lui non è suo padre e mi dice che gli piacerebbe che lo fosse. sa, purtroppo, che lo sei tu e ha paura di diventare come te. ha paura – ti rendi conto? cerca di differenziarsi da te in ogni modo. io vedo tratti di te in lui. ogni giorno. somiglia a me, è vero, ma ha quel modo di tenere la testa, quel modo di muovere i piedi… se glielo dico, si incazza. lui non è te e non vuole esserlo. ed è terribile, sai? la sua natura lo porterebbe a fare gli studi che hai fatto tu – vuole iscriversi a quella che era la mia scuola, invece, perchè “è una scuola che insegna a pensare, che ti apre la mente e il cuore“.

hai rovinato le loro, la mia vita. e, ora che stiamo ricominciando a vedere il sereno, cerchi di schiacciarci di nuovo.

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5 thoughts on “vorrei dirti

  1. Non mollare. Hai due figli bellissimi e simpaticissimi e pieni di paturnie come tutti i figli di tutti 🙂
    Il resto, sopportalo, ignoralo (quando puoi), resistilo.
    Baci a tutti.

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