sere d’estate

siamo finiti in un parco, ieri, io e il Mio Piccolo. il parco dove è cominciato tutto tra me e Lui, tra l’altro, ma Lui non c’era. il Mio Piccolo giocava con la Piccola Marrana, mentre io ciaccolavo amabilmente con i Marrani, i Rabbini e dei loro amici. bella gente, bella gente che conosco da un po’, che un po’ in disparte ha seguito gran parte della mia vita. si fan le sette, inziano a comparire i bicchieri di spriz. tiro fuori dalla borsa un sacchettone dei miei magnifici crackers (la ricetta al prossimo post), il Rabbino Padre propone di cenare alla festa dei verdi (che non si chiamano più così, ma sempre loro sono), visto l’effluvio invitante che arriva. ma sì, perchè no?!, e mi ritrovo al tavolo con altre 15 persone, tra grandi e bambini (che ingurgitano alla velocità della luce e poi scappano via per il parco, in realtà), per una serata di ciaccole, birra e bigoli in salsa.

si parla. si parla di scuola, di insegnanti. si parla di compagni/e passati e presenti, di pregi e difetti. si parla di figli, anche di quelli che non son più. e viene tutto fuori così, con semplicità, con la Rabbina Madre che racconta di quando ha scoperto la bellezza della religione cui l’aveva portata il marito, che ti fa velare gli specchi anche per un bimbo morto prima di nascere. e Pocahontas che spiega che lei l’aveva sempre saputo, che quel bimbo non l’avrebbe visto mai. e io che mi accorgo che le parole mi vengono fuori così, come se fossi con amici di una vita, senza pensieri. gli uomini tacciono, chè questi sono dolori di donna. son dolori che hanno vissuto anche loro, ma in modo diverso, non “di pancia”. e noi parliamo, mentre la luce del giorno scompare e si accendono le sigarette e compaiono altre birre. parliamo di lutti e di gioie. parliamo del nostro essere genitori e figli. dei miei sensi di colpa di madre separata che non ha saputo insegnare a suo marito ad essere padre, oltre che uomo e marito. la Rabbina Madre mi dice: “sono figlia di separati: devi dare la possibilità ai tuoi due maschi di confrontarsi col padre“. il Rabbino Padre le obietta: “lo conosci l’Ex Marito? no, ecco, eppure sono 10 anni che ci troviamo a scuola, al parco, alle feste: che confronto possono avere con un padre che non c’è?“. il Marrano Padre sussurra: “sì, ma ora c’è Lui. mi piace Lui, ha l’aria di avere un cuore grande“.

li sento. li sento parlare di me e dei miei figli, ma taccio. lascio che le loro parole mi scivolino addosso e ripercorro il mio matrimonio. penso a lui, l’Ex Marito, a quanto l’ho amato, a quanto l’ho odiato. penso al male che mi ha fatto, a quello che, probabilmente, gli ho fatto io. penso al male che ha fatto ai miei figli, ai nostri figli. mi chiedo come stiano crescendo quei due giovani uomini che hanno sempre avuto accanto solo una mamma, come affronteranno il momento in cui il loro padre, saputo che io sto con Lui, deciderà (perchè lo conosco) di infilarsi di nuovo nelle loro vite, nelle nostre vite, per marcare il suo territorio (e forse, anche, per farmi la guerra).

hai due figli sereni, sento dire la Marrana Madre, li conosco. anche il grande. anche se ti fa le crisi da adolescente. hai due figli sereni, credimi“.

si sale in bici. è decisamente notte, ormai. “passiamo da Lui, mamma? voglio dirgli i voti della mia pagella“, sussurra un quasi dormiente Mio Piccolo, da dietro la mia schiena. sorrido e pedalo verso la casa di Lui. squilla il cellulare. il Mio Grande: “sono in finale per il primo e il secondo posto! viene anche Lui a vedermi, vero?“.

non è il loro padre, è vero, ma, forse, ora, non dovrò più pensare che li sto crescendo da sola.

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