bocciate

in prima elementare?! ma si boccia in prima elementare? ma non si può trovare il modo di aiutarle, magari facendole affiancare da un’insegnante di sostegno?

non so, io ci sono rimasta davvero davvero male. e il visetto del Mio Piccolo che legge quel “non ammesse” accanto ai nomi delle sue amichette non lo scorderò tanto presto.

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12 thoughts on “bocciate

  1. Assurdo. Sto sulle spine perché temo che capiti anche a Mafalda e lo saprò fra un’oretta. E per quanto mi ripeta che con l’insegnante di sostegno è pazzesco bocciare, purtroppo talvolta lo fanno.

  2. mah, oddio… nelle mie classi a volte è capitato di bocciare un alunno anche disabile, ma lo si è sempre fatto con il consenso delle famiglie, per tenere il ragazzo in un ambiente protetto ancora per un anno…

    in prima elementare, giuro, non l’avevo mai sentito, però credo- anche perché bisogna farlo per legge – che i genitori fossero al corrente della situazione. quindi, senza conoscere la situazione, mi asterrei dal giudicare, anche se capisco che, letto così, sul tabellone, è piuttosto scioccante.

    • non giudico, solo… beh, tu eri alle medie, qui sono le elementari. le bimbe vengono da situazioni particolari e… boh, credo che sarebbe stato meglio proporre ai genitori il sostegno… che differenza può esserci dalla prima alla seconda?! ieri il Mio Piccolo ha giocato con una delle due, al parco. prima di andare via, lei gli ha detto: “lo sai che non siamo più in classe insieme? possiamo essere amici ancora secondo te?”…

  3. Confermo quanto dice Noise: sia nei casi di sostegno, sia alle elementari (tutte, come mi insegna la mia amica maetra Nike) la decisione di proporre una bocciatura è presa non solo con il consenso, ma anche con la discussione approfondita (e a più riprese) delle famiglie. E di solito viene decisa con una certa attenzione.
    Non è detto che i genitori sempre lo accettino il sostegno, anzi. Non è detto che il sostegno possa essere concesso (con i tagli che ci sono). Ci sono tanti fattori. L’importante, credo, sarebbe ritornare a una concezione più anglosassone e descrittiva della scuola, dove bocciare non è “perdere” un anno, semplicemente prendere atto che ci sono delle cose da rifare e che questo non entra nel merito del giudizio sulla persona tutta, ma solo su quel particolare. Difficile, lo so. Ma essenziale sarebbe per tutti, credo.

    • sì, se fosse così per tutti, sarei d’accordo. il problema è che, ora come ora, la bocciatura alle elementari è una cosa un po’ “fuori dal mondo”, che rende queste due bambine ancora più aliene agli occhi dei compagni di scuola. il Mio Grande, quando l’ha saputo, si è messo a ridere, convinto che stessimo scherzando. quando ha realizzato, dalle facce, ha commentato con un titubante: “… ma io credevo che quello della bocciatura fosse solo uno spauracchio, alle elementari…”. 😦

      • Ma se nessuno comincia,non potrà mai essere così per tutti! E, lo ripeto, queste cose alle elementari per legge si discutono coi genitori (e Nike mi diceva che la famiglia decide molto più delle maestre!). Rispondi a Tuo Grande che la bocciatura non vuol dire nulla, e che se deve fare la cacca in dieci minuti non sarebbe per nulla simpatico portarlo fuori dal cesso dopo tre. Demistifica il mito del tempo “perso”. E spiegagli che la bocciatura come spauracchio è sbagliata perché non ha niente di metafisico. Dice solo poche cose referenziali su un anno di una persona. Non rilascia attestati né di bellezza interiore, né di capacità, né morali.

      • hai ragione, lo so, e il discorso sulla bocciatura non serve: in questi due anni di medie ha perso 2 dei suoi migliori amici per strada (non perso come amici, ma come compagni di classe). hai ragione, se non si comincia, non sarà mai così per tutti. ma… resto dell’idea che si dovrebbe poter fare di più in modo meno traumatico (e non è colpa delle maestre o della dirigente, ovviamente: ce l’ho con quelli dei “piani alti”) 😦

  4. Scusami se insisto, ma penso davvero che la visione della bocciatura come fallimento esistenziale sia uno dei mali della società italiana. Io in realtà capovolgerei il discorso. Capisco cioè l’interrogarsi sulla bocciatura di un pluri-ripetente in un professionale, specie se la scuola magari gli ha fornito una forma, se pur complessa, di educazione civica. Ma onestamente – e l’esperienza di Nike mi conforta (lei è maestra per scelta, amorevole e accurata) – proprio all’inizio del percorso, quando hai tutta la scuola davanti e i conti si fanno alla fine, mi pare che l’errore che hanno fatto i piani alti sia stato proprio quello di non permettere di far bocciare senza l’accordo della famiglia, trasformando di fatto quello che è, dovrebbe essere una mera considerazione sul tempo di apprendimento in quel momento, in una questione esistenziale. Non a caso in molti paesi esteri vige l’idea delle classi di materie e non di classe – e come sappiamo bene sono nazioni dove il concetto di gruppo, appartenenza, lealtà e identità è molto più forte e autentico che da noi. Da noi invece c’è questa corsa alla scuola subito, magari al portarsi avanti con gli anticipatari. Ma perché? Che cosa stiamo perdendo? Si può invece prendere il punto di vista che, se hai fatto fatica davvero in questo anno e ne esci con poche e faticose competenze avrai ancora più fatica nel secondo. E dunque meglio fermarsi, e prendersi il tempo proprio (l’esempio della cacca per quanto paradossale aiuta a capire il concetto di naturalità fisiologica che, specie quando sono più piccoli, dovrebbe essere sottinteso alla visione di scuola). Tu stessa dici che Tuo Grande “ha perso” due suoi migliori amici. Ma poi devi aggiungere che non è vero, semplicemente, non li ha più in classe. Perché non pensare allora che, grazie al fatto che loro hanno seguito la via più adatta al loro apprendimento in quel momento (perché il punto è questo: in quel momento, sempre relativizzare), hanno “guadagnato” nuovi amici e che, visto che sono anche i migliori amici di Tuo Grande, indirettamente li ha guadagnati anche lui?
    Non tutte le bocciature sono le stesse, e spesso, sai che non mi tiro indietro di fronte alle responsabilità degli insegnanti, noi sbagliamo non una ma cento volte.
    Ma di poche cose sono più convinta che della bocciatura (che fu io a volere e sancire) a settembre di Campanellino. E la sua esperienza – così come quella di tanti altri – persino alle superiori mi conferma che, considerata in maniera referenziale e senza drammi, può diventare una facilitazione per l’alunno e un arricchimento, suo e degli amici.
    Ogni tanto mi chiedo se certe ansie dei ‘nostri’ cuccioli non siano il riflesso della buona fede ansiosa di noi adulti, che trasmettiamo loro questo senso di ‘ritardo’ sulla vita che, tutto sommato, scorre a mille velocità e orari.

    • no, ma, in via di principio, son d’accordo con te, sai! solo… continuo a dirmi che ci vorrebbero vie alternative, altri modi di aiutare un bambino, perchè, anche se è vero che trova altri amici, è vero anche che vede quello che era il suo gruppo andare avanti senza di lui. poi posso esser d’accordo sul fatto che, se proprio non ha raggiunto le competenze previste per fine anno, qualcosa si debba fare. solo… beh, continuo a pensare che dovrebbero esserci altri tipi di aiuto, di sostegno…

      • Yogini, se dal generale andiamo al particolare (cioè la storia che hai raccontato), se c’è stato aiuto lo sai solo tu, e ovviamente mi fido della tua interpretazione.
        Io parlavo però di atteggiamento generale, per il quale si arriva a pensare a una bocciatura (che, lo ripeto, per legge non può – *non può* – che essere decisa insieme alla famiglia) dopo che c’è stato davvero, e in mille modalità, ogni tipo di aiuto e di sostegno tranne quello più banale: non turbarsi se un ragazzino a 6 anni cambia gruppo di classe, e costruire, tutti quanti, intorno a lui, un mondo che vede la bocciatura come giudizio morale.
        Vorrei invece che quello stesso mondo adulto che si turba perché il ragazzino bocciato ha perso il gruppo di amici si turbasse quando perde il gruppo di amici perché diventa anticipatario. Eppure lì no, non perde il gruppo della materna, non perde un anno di gioco, non perde le abitudini. Perché in quel momento anticipa, è figo… Ma non ti sembra contraddittorio (non rispetto a te, ovviamente, dico rispetto all’organizzazione e alla percezione sociale)?!

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