l’usato sicuro

amare un “usato sicuro” non è facile. hai dei figli (suoi e tuoi) che vengono sempre e comunque prima di te. e passi. ma hai anche un’ex moglie. ora, a rigore, se si sono lasciati, se lei ha un altro, se Lui non è innamorato di lei da ere geologiche, dell’ex non dovresti essere gelosa, no?

beh, io lo sono. o forse no, ma mi fa girare le scatole a manetta questa cosa che, se lei chiede, Lui scatta. Emo sa come colpire: se gli dice che i bambini ci restano male, se li lascia con l’Americano (il suo compagno), invece che con lui, Lui tira fuori la lingua, scodinzola e si dimentica di avere una morosa.

ieri è successo. di nuovo. e a me sono frullati a macchinetta. e di fare yoga proprio non avevo lo spirito. più boxe, se mai, ma chi trovo disposto a farsi prendere a pugni? Clara!! Clara è l’unica che si fa schiaffeggiare, smanazzare, prendere a pugni, sbattere violentemente sul piano di marmo della cucina e reagisce pure bene.

l’ho tirata fuori dal frigo. perchè la tengo in frigo? perchè lievita più lentamente e si conserva meglio! perchè, voi dove la tenete la pasta madre?

l’ho tirata fuori, dicevo, e l’ho lasciata a ripigliarsi al calduccio della mia cucina per un paio d’ore. s’è ripresa. s’è ripresa alla grande, anzi! ne ho presi 100 grammi e l’ho rinfrescata. gli altri 100, invece, son finiti a far lievitare uno splendido

PANE INCAZZOSO con OLIO e SEMI DI SESAMO

si diceva: prendete 100 grammi di Clara (o comunque si chiami la vostra pasta madre. non le avete dato un nome? bravi! e poi domandatevi perchè non lievita a dovere, sapete?!) e scioglietela con 150 grammi di acqua tiepidina (non calda, se no, mi ammazzate i lieviti) e un cucchiaino di zucchero. iniziate trattenendo la rabbia e schiacciando la pasta madre pianin pianino, fino ad ottenere una fanghiglia marroncina molto liquida. inziate ad aggiungere la farina. ho usato 400 grammi di farina 0 a chilometri 0 (perchè son verde verdissima inside). versatela un po’ alla volta, mescolando con un cucchiaio di legno. quando il vostro pastrocchio comincia a solidificarsi, unite, uno per volta, 3 pizzichi di sale fino, mescolando bene. se l’impasto resta troppo secco, aggiungete un po’ d’acqua, ma fatelo pianin pianino: la quantità d’acqua varia a seconda del tipo di farina, ma, francamente, con 400 grammi, non son mai arrivata oltre i 200 di acqua. continuate con la farina e iniziate a bastonare Clara. il mio impasto, a questo punto, era un po’ troppo solido. ci ho aggiunto un cucchiaio colmo di olio extravergine d’oliva. impastate, bastonate, sbattete sul tavolo con violenza, fingendo che sia qualcuno che vi sta sui cosiddetti (Emo, in questo caso). dovete ottenere una palla liscia, morbidina, non appiccicosa, ma non troppo soda. aprite il forno (spento) e mettete la palla (su cui avrete praticato un’incisione a croce con un coltello, per favorire la lievitazione) a lievitare sulla leccarda, coperta (la leccarda) di carta forno e coperta (la palla) con un telo bagnato (io uso quei quadrati di garza che la commessa di Prenatal mi aveva fatto comprare in quantità industriali quando aspettavo il mio primo figlio, che pareva che dovesse avere pieghe dappertutto, da tamponare con questi quadrati…). lasciatela lì 2-3 ore, fino al raddoppio.

nel frattempo, prendete il cellulare e scrivete: “amore, sei sicurosicurosicuro che non vuoi tornare con Emo? perchè ci sono un paio di cosine che il dubbio me lo fan venire, sai?!” e spegnete subito dopo, in modo da rendervi irraggiungibili. questo scatenerà la terza guerra mondiale, a sera, ma vi darà il vantaggio di aver fatto spaventare, incazzare, rispaventare il vostro ometto, che sarà poi pronto a venire a canossa con le orecchie ragionevolmente basse.

passate le ore d’ordinanza, ripigliate ‘sta pallozza dal forno. bella, eh?! lo so… smanazzatela ancora un po’ e stendetela (a mano! guai a chi prende il mattarello, che ci manda fuori tutti i gas bellini che si son sviluppati con la lievitazione!) un po’ sul tavolo, in modo da ottenere un quadrato piccolo e cicciotto. spargete sopra l’impasto una manciata di semi di sesamo non tostati e chiudete il quadrato “ingrumandolo” in modo da ottenere una pallina (come se doveste chiudere una pallina da ping pong in un fazzoletto di carta). mettete la palla con la “chiusura verso il basso”, fate la croce e via a lievitare, di nuovo sopra la carta forno, di nuovo sotto il telo umido e di nuovo in forno, altre 2-3- ore. quando sarà raddoppiata, tiratela fuori dal forno e accendetelo a 250°. bagnatevi le mani, accarezzate la pagnotta e spargeteci sopra un altro po’ di semi di sesamo. quando il forno avrà raggiunto la temperatura, apritelo, infilate la leccarda con la pagnotta e spruzzate 4-5 volte le pareti del forno con uno spruzzino pieno d’acqua (di quelli per stirare. o per cacciare i gatti o il coniglio quando vanno dove non dovrebbero…). dopo 10 minuti, abbassate la temperatura a 200° e cuocete per altri 15 minuti.

il pane è cotto quando ha un bel colore dorato, un buon profumo di pane cotto e quando, “bussando” con le nocche sotto, suona vuoto.

mettetelo a raffreddare sulla gratella, preparate la tavola in terrazza con candele un po’ ovunque, tirate fuori formaggi, salami e prosecco e preparatevi ad affrontare un Lui belligerante ma non troppo.

 

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11 thoughts on “l’usato sicuro

  1. Clara l’hai strapazzata di domenica vero? Perchè solo di lievitazione siamo a 6-9 ore!
    Comunque la tattica è perfetta con l’usato sicuro, non resta che trovarne una per Emo!

    • noooo, ieri! l’ho picchiata alle 14-14.30 (non ho guardato, ma il Mio Grande guardava i simpson…), poi l’ho messa in forno fino alle 17 e rotti, quando io e il Mio Piccolo siamo rientrati dal suo basket. a quel punto l’ho ripicchiata (ma meno, perchè mi era già un po’ passata) e l’ho rimessa dentro fino alle 20 circa, orario di rientro del Mio Grande da basket, e ho infornato. Lui è rientrato alle 21, perchè va a correre, il martedì, e ci siamo pappati il panone che era ancora tiepido.
      (comprarmi un orologio da cucina no, vero?! :D)

  2. Ciao 🙂 All’inizio ho pensato: aiuto, chi è ‘sta povera Clara che si fa prendere a pugni e sbattere sul tavolo da cucina!? Poi ho capito, eheh! Ottimo rimedio anti-stress e anti-rabbia, “maltrattare” la pasta madre! E le hai dato pure un nome, geniale! 😀

    Barbara,
    Inchiostro e Farina

  3. P.S. ti ho scritto il nome del mio blog perché ho visto che quando commento un blog wordpress linka in automatico un altro blog che non uso!

  4. lui è arrivato a orecchie basse e scodinzolando e per avere u ntozzo di pane ti ha appoggiato la faccia sulla coscia con occhio languido, vero?

  5. ora, per come sto messa, mi verrebbe da scrivere subito che mi farei sbattere anch’io come Clara sul tavolo della cucina. ma temo sarei un filo fuori tema. 😛

    quanto a Emo, ha tutta la mia comprensione. perché io non so che rapporto abbiano lei e Lui. ma so che rapporto ho ad esempio io col mio Ex. col quale ci si telefona, ci si mandano mms del figlio, ci si accorda per aggiustare il filo della lavanderia. E se lui corre da me, la sua Morosa può stare assolutamente tranquilla. Per me è una specie di fratello. E soprattutto, io non rivoglio lui lui non rivuole me.
    quel che voglio dire è, sì, credo sia possibile. non solo per me, dico. 🙂

    • sai cos’è? io la conosco Emo. so che non vuole lui, nè lui lei. ma so anche che detesta che lui chiami, mandi messaggi, passi per casa quando c’è lei (perchè i bambini sono con la baby, durante il giorno). anch’io vorrei che ci fosse un bel rapporto, tra me e il mio ex marito (ma lui non vuole) e Lui cerca di farlo con Emo. quello che mi rode è che Emo NON vuole un bel rapporto con lui: non sai quante volte, mentre pranzavamo io e lei ed arrivava un sms di Lui (all’epoca solo suo ex marito) sui bambini, lei partiva con la filippica sul fatto che lui doveva smetterla e che due palle, che cazzo mi scrive. lo fa, lo chiama, adesso, solo perchè vuole “segnare il suo territorio”, vuol farmi capire che il giochino era suo e può riprenderselo quando vuole.
      vorrei avere te come ex di Lui… 😦

  6. capiamoci, c’è un americano, c’è Clara (che da me si chiamò jet flag). c’è tutto, nel mio caso anche qualcosa ormai di meno. ma a spanne, ora ci sono anch’io.

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