domani, 30 giugno 2012

io non ci sarò. e sarei stata così meravigliosamente bene in verde acqua!!

auguri, nocciolina, auguri, tassinaro!! che vi vada di lusso, che vi aspetti una vita tutta con voti sopra il 7!

(e ditemi che lo sguardo finale della sposa non ricorda terribilmente la nostra profa!)

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peoceti

peoceti sono i pidocchi, qui. per togliere i pidocchi dai capelli, bisogna tenere le unghie ben strette, che ci scorra solo il capello, in mezzo, e non di più. ecco. la stessa apertura delle unghie che sfilano le lendini dal capello è quella che il tirchio (peocioso, in dialetto nostro) usa per disporre del suo denaro.

l’Ex Marito è peocioso per antonomasia. è peocioso da generazioni, è truffaldino, il suo credo (inculcatogli da mammina sua) è “se si può, non si paga”.

quando i miei figli hanno i pidocchi (il Mio Piccolo è uno degli idoli dei pidocchi di tutta italia), gli faccio il trattamento. cattivo, aggressivo. non è chimico: li uccide per soffocamento. e poi via di pettinino. e poi olio di tea tree dietro le orecchie per tenerli lontani.

perchè non si può fare anche con gli ex mariti, il trattamento?

papà e mammà

lei dipinge, ricama, costruisce velieri di legno (che hanno lasciato il Mio Grande a bocca spalancata), cucina per battaglioni di ragazzini e parla. tanto.

lui ama il vino e la penombra. sorride sornione con due occhietti vivaci. e si toglie l’apparecchio acustico quando ha deciso che lei ha parlato troppo.

ieri, approfittando del compleanno del Suo Grande, millantando la presenza di millemila genitori amici, Lui mi ha portato da papà e mammà. che conoscermi mi conoscevano già, ma che, fino a ieri, non sapevano che fossi la compagna del loro primogenito. anzi, meglio, non lo sapevano ufficialmente, visto che la Zia Piccolina, sorella di Lui, doveva aver spifferato.

non c’era un’anima. no, c’erano dozzine di ragazzini, sua madre, suo padre, Lui ed io. soli. nessun altro adulto: mollavano i figli e telavano. e, a fare la “padrona di casa”, quell’oco ha messo me. grazie.

ho subito un terzo grado di quelli seri, con tanto di lampadina puntata sul viso (beh… quasi), sul mio matrimonio, sull’Ex Marito, sui figli, sul mio lavoro, sul mio rapporto con cani, gatti, canarini (grazie, Merlino, che mi hai coperto di peli e bava, dimostrando a mammina tua il mio feeling con i membri dell’universo canino!), sul tipo di pittura che faccio, sui libri che leggo, sullo yoga, i miei trascorsi sportivo agonistici… insomma, a parte la taglia dei pantaloni (che è valutabile ad occhio), mi ha chiesto il chiedibile. con Lui che ghignava accanto a me, vigliacco.

pare abbia superato la prova a pieni voti.

e mentre lo minacciavo di mollarlo, dopo una bastardata di questo genere, Lui mi ha detto che è verosimile che mi chieda pure di sposarlo.

ecco.

sere d’estate

siamo finiti in un parco, ieri, io e il Mio Piccolo. il parco dove è cominciato tutto tra me e Lui, tra l’altro, ma Lui non c’era. il Mio Piccolo giocava con la Piccola Marrana, mentre io ciaccolavo amabilmente con i Marrani, i Rabbini e dei loro amici. bella gente, bella gente che conosco da un po’, che un po’ in disparte ha seguito gran parte della mia vita. si fan le sette, inziano a comparire i bicchieri di spriz. tiro fuori dalla borsa un sacchettone dei miei magnifici crackers (la ricetta al prossimo post), il Rabbino Padre propone di cenare alla festa dei verdi (che non si chiamano più così, ma sempre loro sono), visto l’effluvio invitante che arriva. ma sì, perchè no?!, e mi ritrovo al tavolo con altre 15 persone, tra grandi e bambini (che ingurgitano alla velocità della luce e poi scappano via per il parco, in realtà), per una serata di ciaccole, birra e bigoli in salsa.

si parla. si parla di scuola, di insegnanti. si parla di compagni/e passati e presenti, di pregi e difetti. si parla di figli, anche di quelli che non son più. e viene tutto fuori così, con semplicità, con la Rabbina Madre che racconta di quando ha scoperto la bellezza della religione cui l’aveva portata il marito, che ti fa velare gli specchi anche per un bimbo morto prima di nascere. e Pocahontas che spiega che lei l’aveva sempre saputo, che quel bimbo non l’avrebbe visto mai. e io che mi accorgo che le parole mi vengono fuori così, come se fossi con amici di una vita, senza pensieri. gli uomini tacciono, chè questi sono dolori di donna. son dolori che hanno vissuto anche loro, ma in modo diverso, non “di pancia”. e noi parliamo, mentre la luce del giorno scompare e si accendono le sigarette e compaiono altre birre. parliamo di lutti e di gioie. parliamo del nostro essere genitori e figli. dei miei sensi di colpa di madre separata che non ha saputo insegnare a suo marito ad essere padre, oltre che uomo e marito. la Rabbina Madre mi dice: “sono figlia di separati: devi dare la possibilità ai tuoi due maschi di confrontarsi col padre“. il Rabbino Padre le obietta: “lo conosci l’Ex Marito? no, ecco, eppure sono 10 anni che ci troviamo a scuola, al parco, alle feste: che confronto possono avere con un padre che non c’è?“. il Marrano Padre sussurra: “sì, ma ora c’è Lui. mi piace Lui, ha l’aria di avere un cuore grande“.

li sento. li sento parlare di me e dei miei figli, ma taccio. lascio che le loro parole mi scivolino addosso e ripercorro il mio matrimonio. penso a lui, l’Ex Marito, a quanto l’ho amato, a quanto l’ho odiato. penso al male che mi ha fatto, a quello che, probabilmente, gli ho fatto io. penso al male che ha fatto ai miei figli, ai nostri figli. mi chiedo come stiano crescendo quei due giovani uomini che hanno sempre avuto accanto solo una mamma, come affronteranno il momento in cui il loro padre, saputo che io sto con Lui, deciderà (perchè lo conosco) di infilarsi di nuovo nelle loro vite, nelle nostre vite, per marcare il suo territorio (e forse, anche, per farmi la guerra).

hai due figli sereni, sento dire la Marrana Madre, li conosco. anche il grande. anche se ti fa le crisi da adolescente. hai due figli sereni, credimi“.

si sale in bici. è decisamente notte, ormai. “passiamo da Lui, mamma? voglio dirgli i voti della mia pagella“, sussurra un quasi dormiente Mio Piccolo, da dietro la mia schiena. sorrido e pedalo verso la casa di Lui. squilla il cellulare. il Mio Grande: “sono in finale per il primo e il secondo posto! viene anche Lui a vedermi, vero?“.

non è il loro padre, è vero, ma, forse, ora, non dovrò più pensare che li sto crescendo da sola.

orfanella

arrivo al grest con il Mio Piccolo, stamattina. lanciato, nemmeno mi bacia e si tuffa nella folla: è la seconda settimana che ci va, è felice e contento. giro la bici per andarmene, ma qualcosa mi blocca la gonna.

posso stare con te?

la Sua Piccola. pare che Emo si fosse dimenticata di iscriverla entro il termine stabilito e che, stamattina, “onde evitare rogne” (così mi ha detto, poi, al telefono), l’abbia mollata sulla porta del patronato, dicendole di andare e di restare lì “non l’avranno mollata mica in strada, no?!“. no, infatti, in strada non l’hanno mollata, ma l’hanno messa in un angolino ad aspettare che arrivasse il parroco per vedere che non ci fossero problemi. per l’assicurazione, sa, mi hanno detto, non sappiamo nemmeno i dati… e lei stava lì, in disparte, con gli occhi più tristi di quanto non li abbia di suo.

ho chiamato la mamma. non raggiungibile. ho chiamato Lui, che si è arrabbiato come una bissa orbola, poi ho completato il modulo, ho pagato, sbaciucchiato l’ “orfanella”, a quel punto rasserenata, ho chiesto che la mettessero in gruppo col Mio Piccolo (così non si sente sola) e me ne sono andata al lavoro.

io sono sventata, io mi dimentico nomi, cose, impegni. dimentico la roba sul fuoco, le scadenze, la pillola. io ho la testa tra le nuvole 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. non sindaco il fatto che tu non l’abbia iscritta in tempo (che io l’ho fatto solo perchè me l’hanno ricordato), ma, voglio dire, se hai fatto un casino, ma devi proprio lasciare che se la sbrighi da sola una bimba di 8 anni?!

il tempo delle mele

Occhi Dolci ha, per l’appunto, due occhioni dolcissimi. è carina – vamp proprio per niente. il Mio Grande ha lo stesso sguardo e l’aria più da bambino di tanti suoi amici. sembrano due cerbiatti. forse si piacciono per questo: si riconoscono come simili… lei, oggi, ha iniziato gli esami di terza media. e lui, dopo una sera passata a smessaggiarla a suon di in bocca al lupo e cuoricini, a mezzogiorno, dopo aver passato mezz’ora abbondante davanti allo specchio, si è avviato verso la porta con l’aria trasandata di quello che si è alzato dal letto da cinque minuti (ma con la maglietta carina e, sotto, i boxer porta fortuna, quelli “da partita”).

ma ci vai così?!

ovvio!! così sembra che sia passato di là per caso!

niente. evidentemente, gli uomini la stronzaggine ce l’hanno nel dna.

però, è andato a prenderla all’uscita dal primo scritto.

magari, alla fine, riuscirò a fare di lui un uomo vagamente sensibile, dai.

bocciate

in prima elementare?! ma si boccia in prima elementare? ma non si può trovare il modo di aiutarle, magari facendole affiancare da un’insegnante di sostegno?

non so, io ci sono rimasta davvero davvero male. e il visetto del Mio Piccolo che legge quel “non ammesse” accanto ai nomi delle sue amichette non lo scorderò tanto presto.