il gioco è mio

può essere che tu non ci giochi da anni, che ti faccia pure schifo, ma l’idea che, con un gioco che era tuo, ora ci giochi un altro, ti rode.

credo sia questa la sindrome di cui soffre Emo, l’ex moglie di Lui. perchè, se, quando le ho confessato l’inizio della storia tra noi due, ha reagito con garruli urletti e proclamazioni d’affetto, ringraziando il suo santo protettore per aver messo nella vita delle sue adorate creature proprio lei, l’amica che è quasi una sorella, quella che conoscono e amano da una vita, adesso, appena può, rompe i cosiddetti.

mi incontra per strada: “lo sai che all’istituto d’arte fanno il corso che volevi tu? iscriviti, no?!“. “lo so, rispondo mogetta, ma lo tengono proprio la sera che i miei figli dormono dai nonni…“. “merda, fa lei, comprensiva, allora niente: è l’unica sera che state da soli tu e Lui!“. già. questione archiviata, penso.

mi arriva a casa Lui, la sera. “amore… ti secca tanto se domani sera i bambini vengono a dormire qui?“. no, che non mi secca. mi mangio le mani, perchè è la nostra sera, ma so quanto ami i tuoi figli e sorrido. “no, sai, perchè mi ha chiamato Emo. pare si sia iscritta a un corso all’istituto d’arte – che poi, neanche sapevo le interessasse – e non sa a chi lasciare i bambini. ma sono solo 8 settimane…“.

vacca.

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noi

non conoscevo nessuno, a quella festa. salvo lui, amico di vecchissima data, marito separato di una carissima amica, cui avevo fatto da confidente mentre si lasciavano. mi ci ero attaccata come una cozza ed erano state tre ore di bicchieri e parole. “è sempre una bella persona“, mi ero detta, poi, ma notando, per la prima volta, che, oltre che bella persona, era pure un gran bell’uomo (perchè, per me, i mariti delle amiche sono asessuati, trasparenti).

qualche settimana dopo, un messaggio. “ci beviamo una birra? per finire le chiacchiere…“. e il panico. perchè ci sarei uscita volentieri, per quella birra, ma mi chiedevo se fosse il caso, se lei non avrebbe potuto pensare che avrei tradito i suoi segreti. e quindi, via, di tira e molla, che ti dico di sì, poi ti bidono, e poi mi faccio avanti io e ti ribidono. e mi chiedo se non la smetto perchè mi piaci o perchè.

mesi. mesi come i gamberi, ad invitarci e tirarci indietro. fino a quel sabato. seduta di yoga, birretta, respiro profondo – gli scrivo: “andiamo al palaghiaccio, io, i bambini e i Lunghi. se hai i bambini e vuoi venire…“. due sere dopo, eravamo a berci quella famosa birra, con una tipa che lo chiamava e lui che riagganciava spiegandomi che non era nessuno. e io che mi dicevo che, tutto sommato, chi se ne frega: se è fuori con me, mi godo la sera con lui.

pochi giorni dopo, il primo di una lunghissima serie di baci.

adesso, siamo in sei. io, Lui, il Mio Grande, il Mio Piccolo, il Suo Grande, la Sua Piccola. e due gatti. e un coniglio.

ed è tutto meravigliosamente complesso.

ho aperto il blog proprio per questo. e perchè lo yoga e la birra, qualche volta, non bastano a mantenere la calma…